mercoledì 29 settembre 2010

mercoledì 1 settembre 2010

I professori leggono i libri?

Ma, oggi mi chiedo: i professori leggono i libri che fanno leggere ai loro studenti?
No, perchè c'è scritto tutto e pochissimi sembrano capire. Chi abbia letto Tolstoj, Dostoevskij, Yourcenar (...e troppi altri) e non ha cambiato idea sul proprio modo di vivere e di nutrirsi, dovrebbe riflettere sulla propria pochezza. Oppure proporre altre letture con le quali non rischi di essere incoerente. I professori di filosofia sono i più chiamati di tutti a mostrare di incarnare il meglio che la loro materia offre. I più grandi filosofi si sono espressi a favore di un'alimentazione vegetariana, che escluda la sofferenza degli animali, riconosciuti come nostri simili per capacità di provare emozioni e dolore. I professori di scienze: che cosa studiano e che cosa insegnano, se non hanno ancora imparato a distinguere l'anatomia e la fisiologia di erbivori e carnivori? I professori di storia, che dovrebbero aver compreso il legame imprescindibile tra violenza e abitudine al sangue e che dovrebbero auspicare la pace per il futuro dell'umanità, perchè non operano come il più grande maestro di pace che è stato Gandhi? Per non parlare dei professori di religione. Non me ne voglio nemmeno interessare, dato che secondo me non dovrebbero proprio occupare posti di docenza.

giovedì 19 agosto 2010

mercoledì 18 agosto 2010

lunedì 16 agosto 2010

domenica 18 luglio 2010

Tartarughe

venerdì 16 luglio 2010

Igualdad Animal

Ciò che fanno gli animalisti di Igualdad Animal, salvare animali rinchiusi in allevamenti intensivi, a volto scoperto e con riprese video pubblicate sul web, è a mio avviso la cosa più giusta, seria e utile per la causa animalista.
Sono eroi, e nessuno li conosce.
Quello che avviene dopo il recupero di questi animali è commovente ed è la forma più eloquente per far capire quanto queste creature, considerate solo "carne" siano in effetti vive, sensibili e potenzialmente felici. Ciò che fa l'uomo è rubare loro tutto questo, per mangiare cibo non sano.




Ed ecco come vivono negli allevamenti. Vale tutto questo, il sapore del prosciutto?

Castilla León | Granjas de cerdos - Pig farms from Igualdad Animal on Vimeo.

domenica 11 luglio 2010

Cruelty Free Web Radio


Ho appena finito il logo per questo progetto che merita supporto e partecipazione.
Posto qui l'annuncio di AgireOra:
Annunciamo la nascita di un nuovo progetto che ha come obiettivo la creazione di una webradio dal nome "Cruelty Free Web Radio"!
Sara' una web radio animalista e vegan, che avra' lo scopo di divulgare notizie, informazioni, approfondimenti sulle varie tematiche animaliste e ambientaliste e anche informazioni sul software libero e Creative Commons.
Il progetto nascerà , si svilupperà e crescerà con l'aiuto di volontari che hanno a cuore questi temi creando una vera e propria community di sviluppo.
Possono partecipare tutti, ma in particolar modo in questa prima fase del progetto sono maggiormente richieste persone che hanno esperienza come:
- speaker di radio/webradio;
- web designer e/o grafici per rendere accattivante la piattaforma;
- redattori per scrivere articoli;
- inviati per interviste;
- persone con esperienza di streaming video;
-appassionati di software libero e di musica Creative Commons.
Ci sara' poi bisogno di persone disponibili per rubriche di approfondimento specifiche, per esempio consigli veterinari, ricette vegan, ecc. Vi aspettiamo numerosi per dare voce e volto alla campagna di sensibilizzazione su questi temi!
Per dare la propria adesione scrivere a info @ agireora.org per indicare quali sono le proprie competenze e il campo in cui si desidera dare una mano.
Grazie a tutti!

giovedì 1 luglio 2010

Oktapodi

martedì 25 maggio 2010

Vegan Video

domenica 11 aprile 2010

Pulcini

Un pulcino è una creatura delicata, tenera. Se un bambino ne prende in mano uno sicuramente gli viene detto di trattarlo con cura e attenzione, perchè si tratta di un cucciolo fragile e sensibile.
Però chi si preoccupa di come vengono trattati i pulcini che diventeranno polli per l'alimentazione umana? Non importa più che siano ceature delicate, boccioli di vita?
Ecco come vengono trattati negli allevamenti. Tutti, indistintamente, gli allevamenti di pollame hanno catene di lavorazione simili a questa che si vede nel video:


07/04/2010 - San Francisco, approvata l’ordinanza per istituire un lunedi vegetariano alla settimana.

Anche San Francisco (Usa) si allinea all’iniziativa presa da altre città come Gand (Belgio), Baltimora (Usa) e New York (distretto di Manhattan) dove le istituzioni invitano ufficialmente la cittadinanza a non mangiare carne almeno una volta alla settimana.
A San Francisco, detta la città degli orti in piazza (vedi a questo proposito la nota finale di questo articolo) il "Veggie Day", il 'Giorno vegetariano', è stato approvato all'unanimità dal Consiglio dei Supervisori della metropoli del Golden Gate: l'invito, contenuto in una risoluzione, è rivolto a tutti i cittadini, alle scuole e ai ristoranti perché mangino vegetariano almeno il primo giorno di ogni settimana.
continua la lettura ...

Sophie Maxwell, consigliere comunale e vegetariana convinta da 35 anni, ha fatto propria la campagna lanciata dal cantante Paul McCartney per il 'Meat-free Monday':
"Abolire il consumo di carne una volta alla settimana può sembrare un piccolo contributo, ma ogni contributo, anche il più modesto, ha un suo ruolo nello sforzo globale per un mondo più pulito e più sano".
L'appello a ridurre il consumo di carne per almeno un giorno alla settimana ha infatti in primo luogo l'obiettivo di diminuire le emissioni di gas inquinanti causate per il 18 per cento dagli allevamenti di bestiame: anche l'Onu, attraverso la sua agenzia per l'alimentazione, la Fao, se ne è fatto di recente portavoce.
Perché San Francisco è la città degli orti in piazza?
La svolta del 'lunedì senza carne' fa seguito ad altre iniziative vegetariane della : l'estate scorsa il sindaco Gavin Newsom aveva accettato di cambiare uno dei panorami più istituzionali della città, la piazza davanti al Municipio, per trasformarlo in un vero e proprio orto organico urbano: lattuga, pomodorini, insalata, erbette erano state piantate dal sindaco e dalla celebre chef Alice Waters in uno spazio subito ribattezzato 'Victory Garden' in onore dei giardini di guerra che venivano coltivati negli Usa durante il secondo conflitto mondiale per rispondere 'autarchicamente' alla mancanza di viveri.

martedì 30 marzo 2010

Sea Sheperd in azione. Video in italiano

Il Capitano Paul Watson è ai miei occhi un eroe del nostro tempo. Di quegli eroi all'antica, come i nobili cavalieri difensori dei più deboli... insomma, una sorta di personaggio delle leggende. Ma in carne ed ossa.
Paul Watson è coerente con quello che dice, pensa e fa. In tutto. E per me, ogni coerenza vale più di tante chiacchiere, riconoscimenti ufficiali e notorietà.
E' stato co-fondatore di GreenPeace, da cui si è poi separato per intraprendere la sua missione, coerente, appunto, che oltre a vederlo attivamente impegnato sul mare a difesa di balene, squali, foche, ecc, lo ha portato a scegliere uno stile di vita completamente vegan, per rispettare tutte le forme di vita terrestri.
Insomma, un esempio concreto.

domenica 21 marzo 2010


Un vegan è anzitutto una persona gentile.
Eppure ho conosciuto vegan che gentili proprio non sono. Anzi, aggressività e superbia spesso si accompagnano a chi è sicuro di aver fatto una scelta giusta.
E' un rischio che corrono anche molti credenti e chiunque pensi che il suo stile di vita sia assolutamente il migliore.
Spero di non fare mai questo errore, ed è per questo che preferisco non esprimermi in modo diretto sull'argomento, per paura di essere troppo supponente, mentre sarebbe opportuno essere tolleranti e davvero pacifisti, senza lasciarsi mai trascinare dalle situazioni, dai confronti con chi non condivide e disapprova le nostre idee.

La delicatezza nel proporre uno stile di vita "gentile" dovrebbe essere d'obbligo.

Un genio: Banksy

venerdì 12 marzo 2010

No more bloody ivory

Ricevo e posto da Avaaz.org:

Questo fine settimana, 13-14 marzo 2010, il bando mondiale sancito dall'ONU sul commercio di avorio potrebbe essere abolito - una decisione che potrebbe eliminare gli elefanti dell'Africa. Ma diverse nazioni africane stanno facendo pressione per confermare il bando. Mandiamo un energico messaggio di sostegno per salvare gli elefanti, firmiamo SUBITO la petizione al link qui sotto, e diffondiamo questa mail!

Firma la Petizione:
http://www.avaaz.org/it/no_more_bloody_ivory/?cl=504534852&v=5581

Per ulteriori informazioni:
http://www.effettoterra.org/documenti/ambiente/approfondimenti/2010_anno_internazionale_della_biodiversita_elefanti_a_rischio.html

2010 Anno internazionale della biodiversità: elefanti a rischio

La Gran Bretagna esorta ad opporsi alle richieste da parte di Tanzania e Zambia di revocare la messa al bando del commercio di zanne di elefante. I due paesi africani stanno cercando di aprire una nuova breccia nella messa al bando del commercio internazionale di avorio, e gli ambientalisti temono che questo possa portare ad una nuova ondata di uccisioni di elefanti.

In Ciad sono solo più poche centinaia, mentre in Senegal e in Liberia potrebbero essercene meno di dieci; gli ultimi elefanti della Sierra Leone sono stati cancellati dai bracconieri nel novembre del 2009. In Kenya, le cui misure di protezione delle specie protette sono tra le più forti in Africa, il numero di elefanti uccisi dai bracconieri è salito da 47 nel 2007, a 98 nel 2008, a 214 nel 2009. In difesa di questa specie si sono schierati in molti tra governi, associazioni di ambientalisti ed opinione pubblica, ma due soggetti sono particolarmente importanti in questa lotta. Il loro nomi sono MIKE ed ETIS, e sono diretti discendenti della CITES. E quella che segue non è la storia di una famiglia, bensì la storia di una lotta per la vita che va avanti da decenni.
La CITES è uno dei frutti delle prime forme di sensibilizzazione in materia di animali e specie protette: nato nel 1963, è un accordo internazionale tra i governi di 175 paesi che mira a garantire che il commercio di specie animali e vegetali non ne minacci la sopravvivenza. La Convenzione può vietare, o imporre severe limitazioni, al commercio di specie rare e prodotti derivati dalla flora e dalla fauna. MIKE (Monitoring the Illegal Killing of Elephants) è lo strumento di monitoraggio fondamentale della CITES che rileva i livelli e le tendenze del bracconaggio degli elefanti e fornisce alla CITES preziose informazioni per definire la politica relativa alla salvaguardia degli elefanti. ETIS invece è un sistema di informazioni per tracciare il commercio illegale dell’avorio. In questi giorni la questione della tratta illegale degli elefanti è stata sollevata dalla proposta di Zambia e Tanzania di poter mettere all’asta le proprie scorte di avorio. Tanzania e Zambia non vogliono solo vendere le proprie scorte di avorio acquisito legalmente (da elefanti morti naturalmente ad esempio), che ammontano rispettivamente a 90 e 22 tonnellate. Vogliono anche spostare le rispettive popolazioni di elefanti dall’appendice 1 del CITES (che proibisce tutto il commercio della specie) all’appendice due (che lo permette se è monitorato). Se avvenisse, questa vendita sarebbe la terza asta di avorio “battuta” sin dalla sua messa al bando, vent’anni fa.
La richiesta di Zambia e Tanzania ha sollevato risentimento e rabbia negli altri stati Africani che hanno una popolazione di elefanti e cercano di proteggerla. Congo, Ghana, Kenya, Liberia, Mali, Ruanda e Sierra Leone, hanno proposto una contro-mozione, in cui si chiede una moratoria di vent’anni su qualsiasi commercio che non rientri tra gli accordi di CITES. I delegati dei 23 governi dell’African Elephant Coalition (AEC) sono a Bruxelles per persuadere la Commissione Europea, il Parlamento e gli stati membri dell’UE ad opporsi alla nuova asta. Nel 2007 quando CITES autorizzò l’ultima vendita, si era raggiunto l’accordo per cui non ci sarebbero state simili vendite eccezionali per almeno nove anni. Il perché di queste richieste è facilmente intuibile. La messa al bando del 1989 arrestò le stragi di elefanti degli anni ottanta. Un processo che sembrava bene avviato, ma l’ultima asta autorizzata nel 2008, ha evidenziato come anche un’intesa di questo tipo possa essere disattesa, se gli interessi vertono su questioni economiche e non sul rispetto della biodiversità. Infatti due anni fa, la vendita di 100 tonnellate di avorio possedute da Botswana, Namibia, Zimbabwe e Sudafrica - comprate da rivenditori cinesi e giapponesi, era un allarme da non sottovalutare, in merito alla continuazione di pratiche di acquisizioni illegali di avorio. Anche ai meno sospettosi poteva sorgere il dubbio di come fosse possibile avere riserve cosi alte, se non attraverso il bracconaggio di elefanti. Così facendo e permettendo aste ogni qual volta lo si desidera, senza rispettare le moratorie, si rischia di creare un mercato dove è possibile riciclare i proventi della caccia illegale di elefanti.
I rapporti suggeriscono che almeno 15 tonnellate di avorio – l’equivalente di 1.500 elefanti - siano stati confiscati in Asia nello scorso anno. “Questa è davvero l’ultima chiamata per gli elefanti in Africa”, ha dichiarato a Bruxelles Bourama Niagate, direttore dei parchi e delle riserve naturali in Mali. “Il bracconaggio è oggi così diffuso che l’elefante africano è quasi estinto in alcuni paesi". “Se non lasciamo che la popolazione di elefanti recuperi nel corso dei prossimi vent’anni fermando del tutto il commercio, non ci saranno più elefanti africani al di fuori di poche specie zoologiche nelle riserve nel sud dell’Africa.” Asia, Africa, ma anche Unione Europea, che nel 2007, in occasione dell’ultimo meeting della CITES, si è impegnata elaborando, sotto forma di raccomandazione agli stati membri, un piano d’azione per rispettare gli accordi ed i programmi internazionali della CITES. Disponendo una serie di misure che vanno dall’imposizione di sanzioni elevate per reati di natura commerciale; ad un maggiore utilizzo di strumenti di valutazione del rischio e di raccolta di informazioni al fine di rilevare il commercio illegale e il contrabbando di specie selvatiche e relativi prodotti. A marzo sarà quindi il momento di decidere, durante il meeting del CITES in Qatar. Da una parte gli stati africani per prendere una decisione in merito ad un’eventuale, ennesima nuova asta. Dall’altra l’Unione Europea per dimostrare unità e coerenza, supportando gli stati africani nella loro posizione, poiché purtroppo è già tardi.

Fonti: The Indipendent, CITES, blogeko, Unione Europea.

Franco Libero Manco

Posto volentieri questo intelligente articolo di Franco Libero Manco, che ringrazio per i sempre preziosi spunti di riflessione

LA DIETA CHE RUBO' ALL'OMINIDE 70 ANNI DI VITA

Ovvero, le bugie tendenziose di una televisione carnofila e macellatoria

Franco Libero Manco

Nel programma "Ulisse" della televisione italiana si mostrano i nostri antenati che nella savana addentano famelicamente e con gusto il corpo sanguinolento e stomachevole di animali uccisi dai predatori (come se l'ape si fermasse deliziata sugli escrementi invece che sul polline). Mai che avessero mostrato l'ominide che mangia della frutta da un albero, anche se questa costituiva l'80% della sua dieta. Dai reperti archeologici e da studi di anatomia comparata, l'ominide alle origini e per milioni di anni vissuto nella foresta, non poteva che essere vegetariano perché sprovvisto di tutti gli attributi naturali comuni agli animali predatori, cioè mancanza di artigli, zanne, necessaria velocità a catturare la preda, succhi gastrici adatti a metabolizzare la carne, l'enzima uricase preposto alla neutralizzazione dell'acido urico, l'intestino corto, la lingua a raspa per lambire il sangue ecc.

Ritengo inverosimile che i nostri antenati, dotati di dentatura adatta a triturare frutta e semi siano stati in grado di dilaniare, senza l'uso di coltelli, le durissime carni di un qualunque animale ucciso da poco. Le scimmie pantroglodites, che hanno denti ben più affilati, mascelle e dentatura ben più potenti di quelle degli ominidi, raramente si nutrono anche di carne.

La tesi che questi filmati tendono ad evidenziare è che l'introduzione della carne nella dieta (considerata alimento altamente proteico) sia stata la causa dello sviluppo cerebrale dell'ominide e quindi della sua

evoluzione: è come dire che il lupo per evolversi dovrebbe includere nella sua dieta anche la biada. Questo assunto a mio avviso è falso e fuorviante in quanto un essere strutturato per essere vegetariano non può, per legge naturale, avere benefici mangiando sostanze incompatibili con la sua natura:

naturalmente si celano i molti aspetti negativi da tale abitudine, cioè l'accorciamento della vita che ne consegue e lo sviluppo simultaneo delle malattie, come accertato dal più illustri paleoantropologi, uno fra tutti Reay Tannahili che nella sua pregevole "Storia del cibo", afferma: "Meno della metà della popolazione sopravviveva oltre all'età di 20 anni e il 90 per cento degli adulti morivano prima dei 40. Un uomo di 40 doveva sembrare un centenario"..

Infatti l'uso della carne fu sempre limitato e anche oggi le tribù di cacciatori primitive introducono, al massimo, il 20% della carne nella loro dieta. Inoltre. L'abitudine alla vista del sangue, l'insensibilità verso la morte e il dolore della vittima forse furono le cause che portarono l'ominide alla violenza verso i loro stessi simili.

Inoltre. Perché l'ominide che introdusse nella sua dieta anche la carne viveva in media 30 anni e non 7 volte il suo periodo di sviluppo come gli altri mammiferi? Se anche il suo periodo di sviluppo fosse stato più breve del nostro attuale (di 19-20) e cioè di soli 5-16 anni, avrebbe dovuto vivere almeno 100 anni, di conseguenza la carne gli ha rubato 70 anni di vita.

Si sostiene che se l'ominide non avesse mangiato la carne avrebbe dovuto consumare grandi quantità di vegetali, come fanno i primati, per garantirsi l'apporto energetico necessario a nutrire il suo cervello e quindi avrebbe dovuto dedicare molto tempo alla ricerca di cibo sottraendolo ad attività organizzative che potevano facilitare la sua evoluzione.

A mio avviso non fu l'alimento carneo a favorire lo sviluppo del suo cervello ma le estreme necessità di sopravvivenza che spinse l'ominide ad aguzzare l'ingegno per sfuggire ai nuovi predatori della savana; il bipedismo che gli liberò le mani, l'uso del fuoco, ma soprattutto l'inserimento nella sua dieta di un maggiore quantitativo di semi e cereali e poi la conseguente scoperta dell'agricoltura mediante la quale imparano a coltivare alberi da frutto, ortaggi senza dover dedicare parte del loro tempo alla ricerca di cibo.

Se fosse vera la tesi che siano state le proteine di origine animali a favorire lo sviluppo cerebrale degli ominidi e quindi l'evoluzione della specie, perché gli scimpanzè pantroglodites che sovente mangiano carne non si sono evolute? Basterebbe somministrare carne ai gorilla, ai bonobo, agli orango per farli fare un salto evolutivo? Invece succede che da un esperimento fatto su un gruppo di scimmie quando fu inserita nella loro dieta anche la carne in breve svilupparono le stesse malattie della specie umana. La cosiddetta "mucca pazza" ne è l'esempio: è diventata tale a causa di un'alimentazione incompatibile con la sua natura di erbivoro; l'identica cosa succede per gli umani.

Se sono le proteine animali a favorire lo sviluppo del cervello gli animali carnivori dovrebbero essere tra i forti ed i più intelligenti.

Invece succede che sono i primati fruttariani e gli erbivori ad essere i più intelligenti, i più potenti e i più prolifici: l'elefante, il toro, il bisonte, l'ippopotamo, il rinoceronte ecc.. Il gorilla è tre volte più grosso dell'uomo e 10 volte più forte. Il leone dorme 20 ore al giorno a differenza degli erbivori e dei frugivori che dormono solo poche ore, e non è solo perché hanno necessità di maggiori quantitativi di cibo da ingerire.

Il leone che insegue la gazzella si ferma sfiancato dopo una breve corsa, mentre la gazzella corre per ore senza fermarsi.

Non solo. Eccessi proteici generano amiloidosi che porta alla comparsa nell'encefalo di una sostanza, che si produce a seguito ad una alterazione del metabolismo proteico, che porta all'invecchiamento precoce e quindi al morbo di Alzheimer che è appunto una malattia degenerativa dell'encefalo.

Il celebre studioso Tennis J. Selkoe a tal proposito afferma: "Quando nell'encefalo si accumulano quantità eccessive di proteina amiloide, può insorgere la malattia di Alzheimer, anche se l'amiloide è secreto dal mesenchima solo se viene sovraccaricato da un'eccessiva quantità di proteine. Infatti in regime ipoproteico la situazione migliora".

Il cibo adatto ad ogni specie è quello a cui ogni specie è istintivamente attratta. Una tigre verrà attratta dal corpo di un animale, una mucca da un cespuglio d'erba, una scimmia, come un essere umano, da un frutto. La natura ha anche previsto un margine di adattabilità alla dieta specie-specifica, per consentire la sopravvivenza in periodi di carenza; ma quando l'eccezione diventa regola quella specie degenera. In un altro esperimento condotto su alcuni carcerati in Francia nel secolo scorso fu dato loro mangiare solo della carne: gran parte di questi morirono nel giro di 40 giorni, per il semplice fatto che la carne è sostanza altamente squilibrata, cioè priva di glucidi, fibre e vitamina C. Gli animali predatori si garantiscono tali sostanze mangiando il corpo intero dell'animale, le ossa, le cartilagini, le interiora, cosa che gli ominidi non potevano fare se non in minima parte. Inoltre è utile ricordare che la carne cotta, oltre ad essere priva di enzimi, di vitamine, scatenante leucocitosi e putrefazione intestinale, essendo povera di sostanze nutritive spinge l'organismo ad ingerire maggiori quantità di cibo. Se il cibo crudo non fosse stato completo di nutrienti nessuna specie sarebbe sopravvissuta.

Sono utili da ricordare anche le dichiarazioni del Dr. Richard Lehne,

anatomista: "L'anatomia comparata prova che la dentatura umana è totalmente frugivora e ciò è confermato dalla paleozoologia con documenti vecchi milioni di anni". Carolus Linnaeus (1707-1778), celebre botanico: "La frutta è il cibo più adatto alla bocca, allo stomaco, alle stesse mani dell'uomo, disegnate appositamente per raccogliere e mangiare frutta. E anche se il genere umano ad un certo punto della sua storia acquisì abitudini onnivore, millenni di onnivorismo non hanno cambiato di una virgola anatomia e la fisiologia del suo corpo". E Girolamo Savonarola, celebre frate domenicano vegetariano, ci lascia un test per la valutazione della vera fame. "I veri onnivori e i veri carnivori, quando sono affamati, sono attratti istintivamente da animali e carogne che interpretano come cibo immediato.

Questo non accade mai all'uomo. Il ribrezzo che ogni uomo normale e sano prova alla vista del sangue e di un cadavere è la prova della sua natura non carnivora".

Affermare che la carne sia stata la causa dello sviluppo cerebrale dell'ominide è assurdo quanto improbabile: sarebbe come affermare che la natura abbia programmato per lo sviluppo di una specie un'alimentazione diversa da quella compatibile con la sua struttura chimico-anatomica. Se l'ominide ha sviluppato la sua massa cerebrale non può essere in alcun modo attribuito all'introduzione della carne nella sua dieta ma dei semi e dei cereali che ha dovuto integrare in modo più massiccio, ma sempre limitato, e consumati allo stato crudo.

domenica 28 febbraio 2010

Jonathan Safran Foer Dalla parte delle mucche

Un libro tra inchiesta e riflessione filosofica "Vi racconto cosa vuol dire mangiare gli animali"

Se niente importa, il nuovo libro di Jonathan Safran Foer, è uscito il 25 Febbraio. Stavolta non si tratta di un romanzo, ma di un ibrido capace di comprendere il racconto autobiografico e l’inchiesta giornalistica, la riflessione filosofica e la testimonianza. Ed è un ibrido che parla a ciascuno di noi, invitandoci a interrogarci sulle nostre scelte alimentari. A partire dal sottotitolo: Perché mangiamo gli animali?

Mr. Foer, che cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
«Credo che molti di noi non si pongano il problema di ciò che arriva in tavola. Non che non gliene importi. Preferiscono non farlo. Io ho capito di volerlo fare dopo la nascita di mio figlio. E più approfondivo le mie ricerche, più mi rendevo conto che ciò che stavo scrivendo aveva sì a che fare col dolore e la sofferenza degli animali, ma anche con altre cose: la qualità dell’acqua che beviamo e dell’aria che respiriamo, gli antibiotici che assumiamo senza saperlo, il riscaldamento globale, la fame nel mondo. Mangiare animali significa toccare tutte queste questioni. Che riguardano ciascuno di noi, e il futuro dei nostri figli».

Dopo aver letto il suo libro, l’attrice Natalie Portman, vegetariana da vent’anni, è diventata un’attivista vegana, rifiutando anche uova e latte. Lei invece è stato criticato per non averlo fatto. Se l’aspettava?
«Io e la mia famiglia facciamo la spesa biologica nei mercati dei contadini e sappiamo da dove proviene ciò che mangiamo, ma diventare vegetariani è una decisione molto complicata. Posso capire che qualcuno sia rimasto deluso perché non ho fatto una scelta ancora più radicale, ma non credo serva a qualcosa dire: noi vegani siamo dalla parte della ragione, tutti gli altri no. Penso invece sia utile far riflettere la gente sul fatto che occorre ridurre i consumi. Sia per tutelare la nostra salute, sia per i danni che il nostro stile di vita arreca alla biosfera, e nel caso della carne anche per via delle sofferenze che arrechiamo agli animali. Ma non è una questione di identità. Si tratta delle scelte che facciamo ogni giorno. Noi abbiamo la possibilità di scegliere ogni volta che entriamo in un supermercato o al ristorante. Il problema a monte è che non sappiamo che cosa avviene nell’industria zootecnica».

Lei si è introdotto nottetempo negli allevamenti e ha visto che cosa sono oggi le fattorie americane. Ha denunciato non solo le terribili condizioni in cui vengono allevati gli animali e la crudeltà con cui li si uccide, ma anche il pericolo che deriva alla nostra salute a causa dei farmaci somministrati e delle spaventose condizioni igieniche. Quali sono state le reazioni dell’industria zootecnica del suo Paese?
«La cosa interessante è che non c’è stata alcuna reazione. Io mi aspettavo che dicessero: ehi, un momento, le cose non stanno come le hai raccontate. Oppure: guarda che ti sei sbagliato, dovevi informarti meglio. Invece, niente. Questo mi fa pensare che non abbiano argomenti, oppure che proprio non vogliano aprire un dibattito, perché farlo porterebbe la gente a non mangiare più carne».

Ha incontrato anche imprenditori nel settore dell’allevamento intensivo e semplici lavoratori. Qualcuno le ha detto che l’industria ha capito che per fare profitto gli animali malati sono più redditizi. Altri, che tornando alle fattorie rurali non si potrà mai sfamare un mondo con 10 miliardi di persone.
«Dal suo punto di vista, l’industria ha ragione. Ma non prende in considerazione che si possa mangiare meno carne, oppure qualcos’altro. Gli americani mangiano il doppio di proteine rispetto agli europei. Negli ultimi decenni il consumo di polli è aumentato del 150%. Ribadisco: noi consumiamo troppo».

Lei cita Derrida, che riguardo alla violenza su scala mondiale esercitata sugli animali dice: «Gli uomini fanno tutto ciò che possono per nascondere questa crudeltà». E ricorda Henry Ford, che imparò a montare le auto vedendo come nei mattatoi si smontavano le mucche.
«La questione centrale è che un animale non è un’auto: noi non mangiamo auto, e non le facciamo mangiare ai nostri figli. E la tragedia è che si pensa all’industria alimentare come se fosse una qualsiasi altra impresa capitalista. Invece non è così. Basti pensare a quanto precocemente oggi le ragazzine arrivano alla pubertà: con la carne assumono ormoni. Una delle persone che ho intervistato mi ha detto: “Usiamo i nostri figli come cavie”. È vero».

Lei cita anche Orwell, «Tutti gli animali sono eguali, ma alcuni sono più eguali degli altri», e pone una domanda scomoda: che scusa possiamo avere per risparmiare i cani e mangiare gli altri animali?
«In realtà non c’è alcuna vera ragione per risparmiare i cani e mangiare le mucche, o viceversa, se pensiamo a quanto accade altrove. Si tratta di decisioni arbitrarie. Tra un cane e un maiale non c’è molta differenza. I maiali sono affettuosi, giocherelloni e molto intelligenti».

Nel libro un’attivista per i diritti degli animali dice che entrando in un capannone di quelli dove sono stipati a strati decine di migliaia di polli si è vergognata di essere una persona. Le è capitato, mentre scriveva questo libro?
«Da parte mia non penso di poter dire a nessuno: ehi, tu, devi vergognarti. Ma ho scelto di essere me stesso, e di non dare i miei soldi a chi pratica l’allevamento intensivo. Un giorno potrò raccontarlo a mio figlio. Tutti noi abbiamo questa possibilità: scegliere di raccontare certe storie ai nostri figli anziché altre. I libri per bambini sono pieni di animali, e i bambini prima o poi chiedono sempre ai genitori: perché li mangiamo?».

"Se niente importa"
Jonathan Safran Foer è nato a Washington nel 1977 e vive a Brooklyn con la moglie (la scrittrice Nicole Krauss) e il figlio Sasha.
Si è rivelato nel 2002 con il romanzo Ogni cosa è illuminata, seguito tre anni dopo da Molto forte, incredibilmente vicino. Il suo saggio Se niente importa (Guanda) esce il 25 febbraio. L’autore lo presenterà a Roma il 3 marzo (Auditorium, ore 21, con Irene Bignardi) e a Milano il 4 marzo (Libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte, ore 18,30, con Wlodek Goldkorn e Ranieri Polese).

GIUSEPPE CULICCHIA

www.lastampa.it

giovedì 25 febbraio 2010

Nuovo libro di Jonathan Safran Foer



Umberto Veronesi commenta il nuovo libro di Jonathan Safran Foer.

Il grande oncologo spiega perché mangiare carne è una follia...

Roberto Saviano ha 31 anni, Jonathan Safran Foer ne ha 32. L'autore italiano di 'Gomorra' e l'autore americano di cui sta ora per uscire anche in Italia l'appassionato 'Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?' che ha già suscitato in America violente polemiche, a mio giudizio hanno in comune la rara capacità di fare gli scrittori entrando nel vivo di realtà scomode. Forse bisogna pensare ad Emile Zola, per trovare un precedente.

Apparentemente si occupano di cose molto diverse, perché Saviano fa un reportage sulla società egemonizzata dalla camorra, mentre Safran Foer fa un'inchiesta sul mondo semisconosciuto degli allevamenti di animali da carne, ma entrambi ci comunicano l'esistenza di nuclei di 'non-mondo', dove la violenza di un modello di profitto (illegale il primo, formalmente legale il secondo) cancella in qualche modo l'idea di umanità.
Perché? Perché tutto diventa una macchina per far soldi, e se alla camorra non importa svuotare la democrazia, all'industria della carne non importa svuotare le prospettive di sopravvivenza del nostro pianeta. I dati a nostra disposizione sono sinistramente chiari, e non è inutile ricordarli. Nel 1800 la popolazione mondiale era di 900 milioni di individui, poi c'è stata una crescita accelerata.
Nel 1900 la popolazione era già quasi raddoppiata, con 1 miliardo e 600 milioni di persone. Ora siamo arrivati a quasi 7 miliardi, e si presume che nel 2025, cioè tra appena quindici anni, sulla Terra ci saranno 10 miliardi di uomini. Che fare?

I Paesi del Terzo Mondo sospettano le nazioni del benessere di voler imporre la denatalità, e io, per conto mio, sono convinto che bisogna ben guardarsi da tentazioni demografiche odiose. Sono però altrettanto convinto che siamo ormai arrivati a un punto di rottura, e che - oggi, e non domani - bisogna fare una scelta tra il nutrire gli uomini e nutrire gli animali per consumarne la carne. Altrimenti sarà la fame, e insieme con la fame, la guerra. Non dimentichiamo poi un'altra sciagura che sovrasta il nostro pianeta, cioè il progressivo riscaldamento dell'atmosfera, che può arrivare a sconvolgere gli equilibri, con conseguenze inimmaginabili. L'allevamento industriale di animali da macello è il primo responsabile del riscaldamento terrestre, ed è tra le prime due o tre cause di tutti i problemi ambientali più gravi, come l'inquinamento dell'aria e dell'acqua e la distruzione delle foreste. E allora?

Allora bisogna prendere la decisione, motivata e razionale, di cambiare modello. Non è impossibile. Gli scienziati sono d'accordo che la fame nel mondo non è una questione di produzione, ma di distribuzione delle risorse. Tecnicamente sarebbe possibile nutrire tutta l'umanità se si fa la scelta vegetariana. Volete un dato convincente? Un chilo di carne sulla nostra tavola ha richiesto 20 mila litri di acqua, proprio quel cosiddetto 'oro azzurro' che oggi noi impieghiamo (e sprechiamo) con la massima tranquillità e indifferenza, e che domani potrebbe addirittura venir razionato su scala mondiale, come sanno già a loro spese quelle aree del pianeta dove l'acqua è rara e preziosa.

Io, cresciuto in una cascina dove vedevo pulcini e vitellini e non mi sapevo adattare all'idea che poi venissero uccisi, sono vegetariano per scelta etica, e non posso impedirmi di vedere dietro una bistecca o una salsiccia le sofferenze e la morte di creature viventi. E c'è dell'altro, puntualmente presente nella non-fiction di Safran Foer, in realtà una superba inchiesta sul campo che mostra tutti gli orrori degli allevamenti e delle macellazioni: gli americani consumano ogni anno quattro milioni di chili di antibiotici, mentre per trattare gli animali da macello ne vengono impiegati trentotto milioni di chili, il che significa in pratica, per la legge della catena alimentare, che si consuma carne inzeppata di antibiotici, con quali risultati per la salute umana è facile immaginarlo, a partire dalla selezione di ceppi di germi resistenti agli antibiotici stessi.

Chiudo con un'annotazione. Il loro nome è animali, ma noi non gli riconosciamo l'anima, qualunque cosa essa sia. Riconosciamogli almeno la capacità di esseri 'senzienti'. Esseri vivi e palpitanti, che sentono il disagio, il dolore, la paura, l'angoscia. Non facciamoli nascere per farne delle 'cose'. Sottomesse all'inaudita violenza con cui noi trattiamo ciò che secondo noi origina dal nulla e ritorna nel nulla, e che perciò ci sentiamo autorizzati, senza rimorso e anzi placidamente, a manipolare e a distruggere a nostro piacimento.


Fonte: espresso.repubblica.it

Il Circo!




Una delle mie occupazioni quotidiane è quella di scrivere lettere.
Aiutata da una fitta rete che collega gruppi di animalisti e che informa, invita e segnala occasioni in cui si può intervenire, far sentire una voce corale su temi ancora così poco mutuati, in rete, in televisione, sui giornali, ecc., ricevo ogni giorno diversi spunti su cui attivarmi, partecipare e proporre nuove riflessioni.


Una delle segnalazioni più frequenti su cui ci viene chiesto di intervenire riguarda i circhi con animali, che ancora tengono duro, che ancora affascinano e sui quali incredibilmente si sa ancora poco e si parla ancora meno.

C'è una radio (segnalazione di oggi) che offre biglietti gratuiti per il circo Niuman.
Si chiama Radio Bruno. Ho scritto una lettera, e ho aperto una discussione sul loro forum.
L'indirizzo è questo:
http://www.radiobruno.it/forum/-/message_boards/message/294294

Questa, la mia lettera:

Ho saputo che durante le vostre trasmissioni proponete ingressi gratuiti al circo Niuman, e che già avete fatto altrettanto in passato con altri circhi.

Vi prego di riflettere sul significato di uno spettacolo in cui si faccia uso (abuso) di animali. Non esistono, purtroppo,
realtà circensi in cui gli animali non vengano torturati e non vivano condizioni di cattività terribili e inaccettabili.

Esistono, invece, leggi sul rispetto degli animali, che però non vengono fatte rispettare. E' una tragedia che persevera proprio grazie alla cecità, sperando che non sia per il bieco interesse economico, di amministrazioni comunali che tollerano e permettono questi spettacoli aberranti.
I circhi che utilizzano animali sono in totale contravvenzione della Legge n.150 del 7/2/1992, modificata dalla Legge n. 59 del 1993,
dalla Legge n. 426 del 1998 e dal Decreto legislativo n. 275/2001, e della normativa CITES.
Esistono circhi meravigliosi, che non utilizzano animali, che potrebbero sostituire questi musei degli orrori itineranti, ed esistono Comuni che hanno fatto la scelta di ospitare solo questi, come Roma, Modena e Bologna.
Perchè non incentivate anche voi, che avete la possibilità di comunicare a molte persone messaggi positivi o negativi, questa forma pulita ed educativa di spettacolo piuttosto che proporre ai vostri cittadini un divertimento che prevede la sofferenza di creature senzienti?
La gente ha bisogno prima di tutto di essere informata, in questo caso non solo ciò non avviene, ma addirittura si invita chi ascolta a partecipare ad uno spettacolo in cui i soprusi sono fonte di divertimento inconsapevole. E’ una questione di coscienza, non accettate di essere corresponsabili di persone che fanno del dolore fonte di guadagno.
Voglio sperare di non dovervi riscrivere su questo argomento in futuro, confidando in una positiva presa di coscienza e di responsabilità.



Cordiali saluti.
A.C.


VegAnto

martedì 23 febbraio 2010

L'orrore degli allevamenti per le pellicce svelato durante la settimana della moda 2010

Animal Defenders International e AgireOra Network organizzano la proiezione pubblica di una scioccante investigazione sotto copertura.

Conferenza stampa aperta al pubblico:
Dove: Spazio eventi Mondadori Multicenter, corso Vittorio Emanuele II, ang. Galleria del Corso, Milano
Quando: Venerdì 26 febbraio 2010 alle 11.15

Il 26 febbraio verrà diffuso in Italia un nuovo dossier e un video inedito sull'industria della pelliccia, intitolato "Un prodotto insanguinato - il vero costo della pelliccia", che rivela le orribili condizioni in cui sono tenuti gli animali in 30 allevamenti in Finlandia (un esempio tipico, perché tutti gli allevamenti sono uguali, in tutto il mondo).

Il video e il dossier saranno lanciati a Milano da Animal Defenders International - ADI e dal network animalista AgireOra. Helder Costantino di ADI e Marina Berati di AgireOra interverranno alla conferenza stampa per illustrare i risultati dell'investigazione e chiedere un divieto totale degli allevamenti di animali per la pelliccia in Italia.

Lo straziante reportage mostra animali con ferite aperte e infette; evidenti segni di infezioni non curate; occhi infetti, o mancanti; code strappate a morsi; zampe deformate e ferite; gengive gonfie in modo patologico per una malattia diffusa, che rende difficile e doloroso bere e mangiare; cuccioli con le zampe intrappolate nella rete metallica delle gabbie; gabbie e altre strutture danneggiate e pericolose; ciotole per l'acqua vuote, sporche, rotte; una diffusa sofferenza degli animali, e mancanza di cure.

Il video mostra che le affermazioni dell'Associazione Pellicciai finlandese secondo cui "Tutti gli animali da pelliccia in Finlandia sono allevati in modo da rispettare il loro benessere", semplicemente non riflette la realtà, e nasconde la sofferenza di questi animali.

Il lancio di ADI e AgireOra Network coincide con la Settimana della Moda
(24 febbraio - 3 marzo 2010) e ha lo scopo di portare gli stilisti faccia a faccia con la realtà delle pellicce, in particolare quelle di volpe, il cui mercato è dominato dai produttori finlandesi.

In Italia, il fatturato delle vendite di pellicce è diminuito del 7% dal
2007 al 2008 (da 725 milioni di euro a 675 milioni di euro) e, secondo il report del 2008 dell'Associazione Italiana pellicceria, ci si aspettava dal 2008 al 2009 una diminuzione di un ulteriore 9%. Il numero di animali allevati in Italia per le pellicce è passato da 250.000 nel
2002 (dati della Camera di Commercio) ai 150.000 del 2008 (dal report
2008 della European Fur Breeders' Association).

Nel mondo, la vendita di pellicce è diminuita del 13,25%, passando da
15,02 miliardi di dollari nel 2007 a 13,03 miliardi nel 2008.

Il Direttore Esecutivo di ADI, Jan Creamer, afferma: "Nonostante i consumatori stiano voltando le spalle sempre di più alla pelliccia, alcuni esponenti dell'industria della moda hanno deciso di chiudere i loro occhi e i loro cuori alla verità sulla produzione di pellicce.
Questa investigazione vuole risvegliare le coscienze - non è più accettabile ignorare la sofferenza, e gli stilisti devono prendersi le proprie responsabilità per il modo in cui le pellicce vengono prodotte.
I clienti degli stilisti che usano la pelliccia nei loro prodotti sarebbero sgomenti nello scoprire il modo inumano e cruento in cui sono trattati gli animali la cui pelle viene usata nelle collezioni di moda.
Speriamo sinceramente che il nostro dossier fornisca a tutti le evidenze necessarie a fare una scelta realmente informata sull'utilizzo di pelliccia vera nella moda".

"Anche se l'uso della pelliccia intera è sempre meno diffuso" dichiara Marina Berati, di AgireOra Network, "moltissimi animali vengono fatti soffrire e morire per servire da decorazione a cappotti e giubbini, in forma di colli, polsini e altri inserti. Non perché i clienti lo richiedano, ma perché gli stilisti e chi progetta i capi d'abbigliamento hanno deciso così. Occorre dunque rifiutare questa 'moda' fatta di morte, e non comprare mai nulla con inserti in pelliccia, anche quando sembra finta, perché non lo è quasi mai, sono animali uccisi".

L'allevamento di animali per le pellicce è vietato nel Regno Unito, in Austria e in Croazia. La Danimarca ha vietato l'allevamento di volpi e nei Paesi Bassi è in corso di discussione in Parlamento una legge che mette al bando tutti gli allevamenti per le pellicce. L'UE ha vietato l'importazione e la vendita di prodotti di foca e in Israele il Knesset sta discutendo una legge per vietare l'importazione, esportazione e vendita di tutte le pellicce.

DATI SULLA PRODUZIONE DI PELLICCE

Vengono usate le pelli di 15-20 volpi o 60-80 visoni per una pelliccia.
Le volpi in natura vivono 3-4 anni (ma possono arrivare anche a 10 o 15) e i visoni vivono 8-10 anni, mentre negli allevamenti tutti gli animali vengono tenuti in vita 8 mesi. Ogni anno vengono fatti nascere nuovi cuccioli, e quelli che non hanno la pelliccia della qualità adatta vengono subito uccisi.


Da parte mia non posso che confermare quanto già espresso nella campagna "Solo un mostro può indossare una pelliccia", per la quale fui incaricata da AgireOra per la realizzazione dell'illustrazione, e invitare chi può a seguire la conferenza e a portare con sè quante più persone possibili.

Non è un cagnolino, è un maiale



Se tenessimo un cucciolo di cane rinchiuso in un allevamento fin dalla nascita, senza alcuno stimolo, probabilmente non si comporterebbe diversamente da un maiale cresciuto nelle stesse condizioni, quindi apparirebbe meno vivace, intelligente e comunicativo di quanto sia in realtà.
Ecco, anche un maiale ha le stesse qualità, la stessa intelligenza e simpatia di un cane. Ma ha una carne più saporita, forse.

Lo stesso scandalo che suscita in tanti "amici degli animali" la pratica di mangiare un cane (cattivi Cinesi, cattivi!) a me lo provoca l'idea che milioni di creature dolci e sensibili come questa vengano tenute come prigioniere e uccise per le loro carni.

E una mucca, un pollo, un tacchino, non sono da meno.
VegAnto


"Chi ha assistito in campagna allo scannamento di un maiale non potrà mai più mangiare la sua carne: quegli strilli da bambino, quell'angoscia di fronte all'esecuzione imminente, quei suoi inutili tentativi di resistere, di opporsi puntando le zampe sulla terra, ci sono penetrati nella coscienza esattamente allo stesso modo che le immagini delle guerre e dei bombardamenti, delle sedie elettriche e dei campi di concentramento. Chi ama e rispetta la vita, la ama e la rispetta e la piange in ogni punto e a ogni livello, nel maiale come nell'uomo. Abbiamo tutti lo stesso fragile mondo, non lo imbrattiamo con il sangue degli innocenti e con l'indifferenza, approfittiamo di questo scandalo per promettere una volta per tutte amicizia infinita ai nostri fratelli animali. Chi tiene il coltello dalla parte del manico, abbia il coraggio di posarlo per sempre."
- Marco Lodoli

lunedì 22 febbraio 2010

Petizione contro le due torturatrici

Petitions and signatures collecting. Here you can create or sign a petition

Ma sì, la petizione va firmata.

E' che spesso questi episodi servono a catalizzare l'attenzione verso il rispetto degli animali, quindi ben vengano petizioni e collettive mozioni contro "i cattivissimi".

Solo che a me appare come una sorta di mascherata, in cui tutti fanno la parte dei buoni, per un momento. Poi i più tornano a guardare la prova del cuoco e si dispiacciono un po' per il povero Bigazzi, perchè in fondo è simpatico.

Oppure no. Per altri invece è un altro cattivissimo da condannare, perchè mangiare i gatti è brutto, orribile, come si fa?
I gatti sono animali intelligenti, amici dell'uomo, creature sensibili.

Le mucche? No. Nemmeno le galline, no, no... I maiali, poi...

VegAnto

Ecco.

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mercoledì 17 febbraio 2010

Perchè vegan

Un nuovo blog, per tenere le cose in ordine. Che già la mia vita è abbastanza incasinata di suo, e far confusione anche sul web non mi sembra opportuno.

Qui proverò a condividere qualche riflessione che mi accompagna sia nella vita sia nel lavoro, e che ha per oggetto l'animalismo, ma chiamarlo così è davvero riduttivo, poichè è piuttosto di antispecismo che si tratta.
Comincio con due citazioni, che hanno davvero un senso profondo, perchè nascono dall'aver provato sensazioni sulla propria pelle per poi proiettarle, con un'illuminata visione della vita, su altri.
"Altri" in senso assoluto, che non si ferma a differenze razziali, sessiste, culturali, religiose o, in questo caso particolare, speciste.

Chi ha scritto queste frasi è un Ebreo sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, si chiama Isaac Bashevis Singer, premio Nobel per la letteratura, vegetariano.

Eccole:

Più volte ho pensato che per quanto riguarda il suo comportamento verso gli animali, ogni uomo è un nazista.

Spesso le persone sostengono che gli umani hanno sempre mangiato animali, come se questo giustificasse la continuazione della pratica. Secondo questa logica, non dovremmo neppure impedire l'omicidio, perché anch'esso è sempre stato praticato dall'inizio dei tempi.

- Isaac Bashevis Singer (1904-1991)