Jonathan Safran Foer Dalla parte delle mucche
Un libro tra inchiesta e riflessione filosofica "Vi racconto cosa vuol dire mangiare gli animali"
Se niente importa, il nuovo libro di Jonathan Safran Foer, è uscito il 25 Febbraio. Stavolta non si tratta di un romanzo, ma di un ibrido capace di comprendere il racconto autobiografico e l’inchiesta giornalistica, la riflessione filosofica e la testimonianza. Ed è un ibrido che parla a ciascuno di noi, invitandoci a interrogarci sulle nostre scelte alimentari. A partire dal sottotitolo: Perché mangiamo gli animali?
Mr. Foer, che cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
«Credo che molti di noi non si pongano il problema di ciò che arriva in tavola. Non che non gliene importi. Preferiscono non farlo. Io ho capito di volerlo fare dopo la nascita di mio figlio. E più approfondivo le mie ricerche, più mi rendevo conto che ciò che stavo scrivendo aveva sì a che fare col dolore e la sofferenza degli animali, ma anche con altre cose: la qualità dell’acqua che beviamo e dell’aria che respiriamo, gli antibiotici che assumiamo senza saperlo, il riscaldamento globale, la fame nel mondo. Mangiare animali significa toccare tutte queste questioni. Che riguardano ciascuno di noi, e il futuro dei nostri figli».
Dopo aver letto il suo libro, l’attrice Natalie Portman, vegetariana da vent’anni, è diventata un’attivista vegana, rifiutando anche uova e latte. Lei invece è stato criticato per non averlo fatto. Se l’aspettava?
«Io e la mia famiglia facciamo la spesa biologica nei mercati dei contadini e sappiamo da dove proviene ciò che mangiamo, ma diventare vegetariani è una decisione molto complicata. Posso capire che qualcuno sia rimasto deluso perché non ho fatto una scelta ancora più radicale, ma non credo serva a qualcosa dire: noi vegani siamo dalla parte della ragione, tutti gli altri no. Penso invece sia utile far riflettere la gente sul fatto che occorre ridurre i consumi. Sia per tutelare la nostra salute, sia per i danni che il nostro stile di vita arreca alla biosfera, e nel caso della carne anche per via delle sofferenze che arrechiamo agli animali. Ma non è una questione di identità. Si tratta delle scelte che facciamo ogni giorno. Noi abbiamo la possibilità di scegliere ogni volta che entriamo in un supermercato o al ristorante. Il problema a monte è che non sappiamo che cosa avviene nell’industria zootecnica».
Lei si è introdotto nottetempo negli allevamenti e ha visto che cosa sono oggi le fattorie americane. Ha denunciato non solo le terribili condizioni in cui vengono allevati gli animali e la crudeltà con cui li si uccide, ma anche il pericolo che deriva alla nostra salute a causa dei farmaci somministrati e delle spaventose condizioni igieniche. Quali sono state le reazioni dell’industria zootecnica del suo Paese?
«La cosa interessante è che non c’è stata alcuna reazione. Io mi aspettavo che dicessero: ehi, un momento, le cose non stanno come le hai raccontate. Oppure: guarda che ti sei sbagliato, dovevi informarti meglio. Invece, niente. Questo mi fa pensare che non abbiano argomenti, oppure che proprio non vogliano aprire un dibattito, perché farlo porterebbe la gente a non mangiare più carne».
Ha incontrato anche imprenditori nel settore dell’allevamento intensivo e semplici lavoratori. Qualcuno le ha detto che l’industria ha capito che per fare profitto gli animali malati sono più redditizi. Altri, che tornando alle fattorie rurali non si potrà mai sfamare un mondo con 10 miliardi di persone.
«Dal suo punto di vista, l’industria ha ragione. Ma non prende in considerazione che si possa mangiare meno carne, oppure qualcos’altro. Gli americani mangiano il doppio di proteine rispetto agli europei. Negli ultimi decenni il consumo di polli è aumentato del 150%. Ribadisco: noi consumiamo troppo».
Lei cita Derrida, che riguardo alla violenza su scala mondiale esercitata sugli animali dice: «Gli uomini fanno tutto ciò che possono per nascondere questa crudeltà». E ricorda Henry Ford, che imparò a montare le auto vedendo come nei mattatoi si smontavano le mucche.
«La questione centrale è che un animale non è un’auto: noi non mangiamo auto, e non le facciamo mangiare ai nostri figli. E la tragedia è che si pensa all’industria alimentare come se fosse una qualsiasi altra impresa capitalista. Invece non è così. Basti pensare a quanto precocemente oggi le ragazzine arrivano alla pubertà: con la carne assumono ormoni. Una delle persone che ho intervistato mi ha detto: “Usiamo i nostri figli come cavie”. È vero».
Lei cita anche Orwell, «Tutti gli animali sono eguali, ma alcuni sono più eguali degli altri», e pone una domanda scomoda: che scusa possiamo avere per risparmiare i cani e mangiare gli altri animali?
«In realtà non c’è alcuna vera ragione per risparmiare i cani e mangiare le mucche, o viceversa, se pensiamo a quanto accade altrove. Si tratta di decisioni arbitrarie. Tra un cane e un maiale non c’è molta differenza. I maiali sono affettuosi, giocherelloni e molto intelligenti».
Nel libro un’attivista per i diritti degli animali dice che entrando in un capannone di quelli dove sono stipati a strati decine di migliaia di polli si è vergognata di essere una persona. Le è capitato, mentre scriveva questo libro?
«Da parte mia non penso di poter dire a nessuno: ehi, tu, devi vergognarti. Ma ho scelto di essere me stesso, e di non dare i miei soldi a chi pratica l’allevamento intensivo. Un giorno potrò raccontarlo a mio figlio. Tutti noi abbiamo questa possibilità: scegliere di raccontare certe storie ai nostri figli anziché altre. I libri per bambini sono pieni di animali, e i bambini prima o poi chiedono sempre ai genitori: perché li mangiamo?».
"Se niente importa"
Jonathan Safran Foer è nato a Washington nel 1977 e vive a Brooklyn con la moglie (la scrittrice Nicole Krauss) e il figlio Sasha.
Si è rivelato nel 2002 con il romanzo Ogni cosa è illuminata, seguito tre anni dopo da Molto forte, incredibilmente vicino. Il suo saggio Se niente importa (Guanda) esce il 25 febbraio. L’autore lo presenterà a Roma il 3 marzo (Auditorium, ore 21, con Irene Bignardi) e a Milano il 4 marzo (Libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte, ore 18,30, con Wlodek Goldkorn e Ranieri Polese).
GIUSEPPE CULICCHIA
www.lastampa.it
domenica 28 febbraio 2010
giovedì 25 febbraio 2010
Nuovo libro di Jonathan Safran Foer

Umberto Veronesi commenta il nuovo libro di Jonathan Safran Foer.
Il grande oncologo spiega perché mangiare carne è una follia...
Roberto Saviano ha 31 anni, Jonathan Safran Foer ne ha 32. L'autore italiano di 'Gomorra' e l'autore americano di cui sta ora per uscire anche in Italia l'appassionato 'Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?' che ha già suscitato in America violente polemiche, a mio giudizio hanno in comune la rara capacità di fare gli scrittori entrando nel vivo di realtà scomode. Forse bisogna pensare ad Emile Zola, per trovare un precedente.
Apparentemente si occupano di cose molto diverse, perché Saviano fa un reportage sulla società egemonizzata dalla camorra, mentre Safran Foer fa un'inchiesta sul mondo semisconosciuto degli allevamenti di animali da carne, ma entrambi ci comunicano l'esistenza di nuclei di 'non-mondo', dove la violenza di un modello di profitto (illegale il primo, formalmente legale il secondo) cancella in qualche modo l'idea di umanità.
Perché? Perché tutto diventa una macchina per far soldi, e se alla camorra non importa svuotare la democrazia, all'industria della carne non importa svuotare le prospettive di sopravvivenza del nostro pianeta. I dati a nostra disposizione sono sinistramente chiari, e non è inutile ricordarli. Nel 1800 la popolazione mondiale era di 900 milioni di individui, poi c'è stata una crescita accelerata.
Nel 1900 la popolazione era già quasi raddoppiata, con 1 miliardo e 600 milioni di persone. Ora siamo arrivati a quasi 7 miliardi, e si presume che nel 2025, cioè tra appena quindici anni, sulla Terra ci saranno 10 miliardi di uomini. Che fare?
I Paesi del Terzo Mondo sospettano le nazioni del benessere di voler imporre la denatalità, e io, per conto mio, sono convinto che bisogna ben guardarsi da tentazioni demografiche odiose. Sono però altrettanto convinto che siamo ormai arrivati a un punto di rottura, e che - oggi, e non domani - bisogna fare una scelta tra il nutrire gli uomini e nutrire gli animali per consumarne la carne. Altrimenti sarà la fame, e insieme con la fame, la guerra. Non dimentichiamo poi un'altra sciagura che sovrasta il nostro pianeta, cioè il progressivo riscaldamento dell'atmosfera, che può arrivare a sconvolgere gli equilibri, con conseguenze inimmaginabili. L'allevamento industriale di animali da macello è il primo responsabile del riscaldamento terrestre, ed è tra le prime due o tre cause di tutti i problemi ambientali più gravi, come l'inquinamento dell'aria e dell'acqua e la distruzione delle foreste. E allora?
Allora bisogna prendere la decisione, motivata e razionale, di cambiare modello. Non è impossibile. Gli scienziati sono d'accordo che la fame nel mondo non è una questione di produzione, ma di distribuzione delle risorse. Tecnicamente sarebbe possibile nutrire tutta l'umanità se si fa la scelta vegetariana. Volete un dato convincente? Un chilo di carne sulla nostra tavola ha richiesto 20 mila litri di acqua, proprio quel cosiddetto 'oro azzurro' che oggi noi impieghiamo (e sprechiamo) con la massima tranquillità e indifferenza, e che domani potrebbe addirittura venir razionato su scala mondiale, come sanno già a loro spese quelle aree del pianeta dove l'acqua è rara e preziosa.
Io, cresciuto in una cascina dove vedevo pulcini e vitellini e non mi sapevo adattare all'idea che poi venissero uccisi, sono vegetariano per scelta etica, e non posso impedirmi di vedere dietro una bistecca o una salsiccia le sofferenze e la morte di creature viventi. E c'è dell'altro, puntualmente presente nella non-fiction di Safran Foer, in realtà una superba inchiesta sul campo che mostra tutti gli orrori degli allevamenti e delle macellazioni: gli americani consumano ogni anno quattro milioni di chili di antibiotici, mentre per trattare gli animali da macello ne vengono impiegati trentotto milioni di chili, il che significa in pratica, per la legge della catena alimentare, che si consuma carne inzeppata di antibiotici, con quali risultati per la salute umana è facile immaginarlo, a partire dalla selezione di ceppi di germi resistenti agli antibiotici stessi.
Chiudo con un'annotazione. Il loro nome è animali, ma noi non gli riconosciamo l'anima, qualunque cosa essa sia. Riconosciamogli almeno la capacità di esseri 'senzienti'. Esseri vivi e palpitanti, che sentono il disagio, il dolore, la paura, l'angoscia. Non facciamoli nascere per farne delle 'cose'. Sottomesse all'inaudita violenza con cui noi trattiamo ciò che secondo noi origina dal nulla e ritorna nel nulla, e che perciò ci sentiamo autorizzati, senza rimorso e anzi placidamente, a manipolare e a distruggere a nostro piacimento.
Fonte: espresso.repubblica.it
Il Circo!

Una delle mie occupazioni quotidiane è quella di scrivere lettere.
Aiutata da una fitta rete che collega gruppi di animalisti e che informa, invita e segnala occasioni in cui si può intervenire, far sentire una voce corale su temi ancora così poco mutuati, in rete, in televisione, sui giornali, ecc., ricevo ogni giorno diversi spunti su cui attivarmi, partecipare e proporre nuove riflessioni.
Una delle segnalazioni più frequenti su cui ci viene chiesto di intervenire riguarda i circhi con animali, che ancora tengono duro, che ancora affascinano e sui quali incredibilmente si sa ancora poco e si parla ancora meno.
C'è una radio (segnalazione di oggi) che offre biglietti gratuiti per il circo Niuman.
Si chiama Radio Bruno. Ho scritto una lettera, e ho aperto una discussione sul loro forum.
L'indirizzo è questo:
http://www.radiobruno.it/forum/-/message_boards/message/294294
Questa, la mia lettera:
Ho saputo che durante le vostre trasmissioni proponete ingressi gratuiti al circo Niuman, e che già avete fatto altrettanto in passato con altri circhi.
Vi prego di riflettere sul significato di uno spettacolo in cui si faccia uso (abuso) di animali. Non esistono, purtroppo,
realtà circensi in cui gli animali non vengano torturati e non vivano condizioni di cattività terribili e inaccettabili.
Esistono, invece, leggi sul rispetto degli animali, che però non vengono fatte rispettare. E' una tragedia che persevera proprio grazie alla cecità, sperando che non sia per il bieco interesse economico, di amministrazioni comunali che tollerano e permettono questi spettacoli aberranti.
I circhi che utilizzano animali sono in totale contravvenzione della Legge n.150 del 7/2/1992, modificata dalla Legge n. 59 del 1993,
dalla Legge n. 426 del 1998 e dal Decreto legislativo n. 275/2001, e della normativa CITES.
Esistono circhi meravigliosi, che non utilizzano animali, che potrebbero sostituire questi musei degli orrori itineranti, ed esistono Comuni che hanno fatto la scelta di ospitare solo questi, come Roma, Modena e Bologna.
Perchè non incentivate anche voi, che avete la possibilità di comunicare a molte persone messaggi positivi o negativi, questa forma pulita ed educativa di spettacolo piuttosto che proporre ai vostri cittadini un divertimento che prevede la sofferenza di creature senzienti?
La gente ha bisogno prima di tutto di essere informata, in questo caso non solo ciò non avviene, ma addirittura si invita chi ascolta a partecipare ad uno spettacolo in cui i soprusi sono fonte di divertimento inconsapevole. E’ una questione di coscienza, non accettate di essere corresponsabili di persone che fanno del dolore fonte di guadagno.
Voglio sperare di non dovervi riscrivere su questo argomento in futuro, confidando in una positiva presa di coscienza e di responsabilità.
Cordiali saluti.
A.C.
VegAnto
martedì 23 febbraio 2010
L'orrore degli allevamenti per le pellicce svelato durante la settimana della moda 2010
Animal Defenders International e AgireOra Network organizzano la proiezione pubblica di una scioccante investigazione sotto copertura.
Conferenza stampa aperta al pubblico:
Dove: Spazio eventi Mondadori Multicenter, corso Vittorio Emanuele II, ang. Galleria del Corso, Milano
Quando: Venerdì 26 febbraio 2010 alle 11.15
Il 26 febbraio verrà diffuso in Italia un nuovo dossier e un video inedito sull'industria della pelliccia, intitolato "Un prodotto insanguinato - il vero costo della pelliccia", che rivela le orribili condizioni in cui sono tenuti gli animali in 30 allevamenti in Finlandia (un esempio tipico, perché tutti gli allevamenti sono uguali, in tutto il mondo).
Il video e il dossier saranno lanciati a Milano da Animal Defenders International - ADI e dal network animalista AgireOra. Helder Costantino di ADI e Marina Berati di AgireOra interverranno alla conferenza stampa per illustrare i risultati dell'investigazione e chiedere un divieto totale degli allevamenti di animali per la pelliccia in Italia.
Lo straziante reportage mostra animali con ferite aperte e infette; evidenti segni di infezioni non curate; occhi infetti, o mancanti; code strappate a morsi; zampe deformate e ferite; gengive gonfie in modo patologico per una malattia diffusa, che rende difficile e doloroso bere e mangiare; cuccioli con le zampe intrappolate nella rete metallica delle gabbie; gabbie e altre strutture danneggiate e pericolose; ciotole per l'acqua vuote, sporche, rotte; una diffusa sofferenza degli animali, e mancanza di cure.
Il video mostra che le affermazioni dell'Associazione Pellicciai finlandese secondo cui "Tutti gli animali da pelliccia in Finlandia sono allevati in modo da rispettare il loro benessere", semplicemente non riflette la realtà, e nasconde la sofferenza di questi animali.
Il lancio di ADI e AgireOra Network coincide con la Settimana della Moda
(24 febbraio - 3 marzo 2010) e ha lo scopo di portare gli stilisti faccia a faccia con la realtà delle pellicce, in particolare quelle di volpe, il cui mercato è dominato dai produttori finlandesi.
In Italia, il fatturato delle vendite di pellicce è diminuito del 7% dal
2007 al 2008 (da 725 milioni di euro a 675 milioni di euro) e, secondo il report del 2008 dell'Associazione Italiana pellicceria, ci si aspettava dal 2008 al 2009 una diminuzione di un ulteriore 9%. Il numero di animali allevati in Italia per le pellicce è passato da 250.000 nel
2002 (dati della Camera di Commercio) ai 150.000 del 2008 (dal report
2008 della European Fur Breeders' Association).
Nel mondo, la vendita di pellicce è diminuita del 13,25%, passando da
15,02 miliardi di dollari nel 2007 a 13,03 miliardi nel 2008.
Il Direttore Esecutivo di ADI, Jan Creamer, afferma: "Nonostante i consumatori stiano voltando le spalle sempre di più alla pelliccia, alcuni esponenti dell'industria della moda hanno deciso di chiudere i loro occhi e i loro cuori alla verità sulla produzione di pellicce.
Questa investigazione vuole risvegliare le coscienze - non è più accettabile ignorare la sofferenza, e gli stilisti devono prendersi le proprie responsabilità per il modo in cui le pellicce vengono prodotte.
I clienti degli stilisti che usano la pelliccia nei loro prodotti sarebbero sgomenti nello scoprire il modo inumano e cruento in cui sono trattati gli animali la cui pelle viene usata nelle collezioni di moda.
Speriamo sinceramente che il nostro dossier fornisca a tutti le evidenze necessarie a fare una scelta realmente informata sull'utilizzo di pelliccia vera nella moda".
"Anche se l'uso della pelliccia intera è sempre meno diffuso" dichiara Marina Berati, di AgireOra Network, "moltissimi animali vengono fatti soffrire e morire per servire da decorazione a cappotti e giubbini, in forma di colli, polsini e altri inserti. Non perché i clienti lo richiedano, ma perché gli stilisti e chi progetta i capi d'abbigliamento hanno deciso così. Occorre dunque rifiutare questa 'moda' fatta di morte, e non comprare mai nulla con inserti in pelliccia, anche quando sembra finta, perché non lo è quasi mai, sono animali uccisi".
L'allevamento di animali per le pellicce è vietato nel Regno Unito, in Austria e in Croazia. La Danimarca ha vietato l'allevamento di volpi e nei Paesi Bassi è in corso di discussione in Parlamento una legge che mette al bando tutti gli allevamenti per le pellicce. L'UE ha vietato l'importazione e la vendita di prodotti di foca e in Israele il Knesset sta discutendo una legge per vietare l'importazione, esportazione e vendita di tutte le pellicce.
DATI SULLA PRODUZIONE DI PELLICCE
Vengono usate le pelli di 15-20 volpi o 60-80 visoni per una pelliccia.
Le volpi in natura vivono 3-4 anni (ma possono arrivare anche a 10 o 15) e i visoni vivono 8-10 anni, mentre negli allevamenti tutti gli animali vengono tenuti in vita 8 mesi. Ogni anno vengono fatti nascere nuovi cuccioli, e quelli che non hanno la pelliccia della qualità adatta vengono subito uccisi.
Da parte mia non posso che confermare quanto già espresso nella campagna "Solo un mostro può indossare una pelliccia", per la quale fui incaricata da AgireOra per la realizzazione dell'illustrazione, e invitare chi può a seguire la conferenza e a portare con sè quante più persone possibili.
Conferenza stampa aperta al pubblico:
Dove: Spazio eventi Mondadori Multicenter, corso Vittorio Emanuele II, ang. Galleria del Corso, Milano
Quando: Venerdì 26 febbraio 2010 alle 11.15
Il 26 febbraio verrà diffuso in Italia un nuovo dossier e un video inedito sull'industria della pelliccia, intitolato "Un prodotto insanguinato - il vero costo della pelliccia", che rivela le orribili condizioni in cui sono tenuti gli animali in 30 allevamenti in Finlandia (un esempio tipico, perché tutti gli allevamenti sono uguali, in tutto il mondo).
Il video e il dossier saranno lanciati a Milano da Animal Defenders International - ADI e dal network animalista AgireOra. Helder Costantino di ADI e Marina Berati di AgireOra interverranno alla conferenza stampa per illustrare i risultati dell'investigazione e chiedere un divieto totale degli allevamenti di animali per la pelliccia in Italia.
Lo straziante reportage mostra animali con ferite aperte e infette; evidenti segni di infezioni non curate; occhi infetti, o mancanti; code strappate a morsi; zampe deformate e ferite; gengive gonfie in modo patologico per una malattia diffusa, che rende difficile e doloroso bere e mangiare; cuccioli con le zampe intrappolate nella rete metallica delle gabbie; gabbie e altre strutture danneggiate e pericolose; ciotole per l'acqua vuote, sporche, rotte; una diffusa sofferenza degli animali, e mancanza di cure.
Il video mostra che le affermazioni dell'Associazione Pellicciai finlandese secondo cui "Tutti gli animali da pelliccia in Finlandia sono allevati in modo da rispettare il loro benessere", semplicemente non riflette la realtà, e nasconde la sofferenza di questi animali.
Il lancio di ADI e AgireOra Network coincide con la Settimana della Moda
(24 febbraio - 3 marzo 2010) e ha lo scopo di portare gli stilisti faccia a faccia con la realtà delle pellicce, in particolare quelle di volpe, il cui mercato è dominato dai produttori finlandesi.
In Italia, il fatturato delle vendite di pellicce è diminuito del 7% dal
2007 al 2008 (da 725 milioni di euro a 675 milioni di euro) e, secondo il report del 2008 dell'Associazione Italiana pellicceria, ci si aspettava dal 2008 al 2009 una diminuzione di un ulteriore 9%. Il numero di animali allevati in Italia per le pellicce è passato da 250.000 nel
2002 (dati della Camera di Commercio) ai 150.000 del 2008 (dal report
2008 della European Fur Breeders' Association).
Nel mondo, la vendita di pellicce è diminuita del 13,25%, passando da
15,02 miliardi di dollari nel 2007 a 13,03 miliardi nel 2008.
Il Direttore Esecutivo di ADI, Jan Creamer, afferma: "Nonostante i consumatori stiano voltando le spalle sempre di più alla pelliccia, alcuni esponenti dell'industria della moda hanno deciso di chiudere i loro occhi e i loro cuori alla verità sulla produzione di pellicce.
Questa investigazione vuole risvegliare le coscienze - non è più accettabile ignorare la sofferenza, e gli stilisti devono prendersi le proprie responsabilità per il modo in cui le pellicce vengono prodotte.
I clienti degli stilisti che usano la pelliccia nei loro prodotti sarebbero sgomenti nello scoprire il modo inumano e cruento in cui sono trattati gli animali la cui pelle viene usata nelle collezioni di moda.
Speriamo sinceramente che il nostro dossier fornisca a tutti le evidenze necessarie a fare una scelta realmente informata sull'utilizzo di pelliccia vera nella moda".
"Anche se l'uso della pelliccia intera è sempre meno diffuso" dichiara Marina Berati, di AgireOra Network, "moltissimi animali vengono fatti soffrire e morire per servire da decorazione a cappotti e giubbini, in forma di colli, polsini e altri inserti. Non perché i clienti lo richiedano, ma perché gli stilisti e chi progetta i capi d'abbigliamento hanno deciso così. Occorre dunque rifiutare questa 'moda' fatta di morte, e non comprare mai nulla con inserti in pelliccia, anche quando sembra finta, perché non lo è quasi mai, sono animali uccisi".
L'allevamento di animali per le pellicce è vietato nel Regno Unito, in Austria e in Croazia. La Danimarca ha vietato l'allevamento di volpi e nei Paesi Bassi è in corso di discussione in Parlamento una legge che mette al bando tutti gli allevamenti per le pellicce. L'UE ha vietato l'importazione e la vendita di prodotti di foca e in Israele il Knesset sta discutendo una legge per vietare l'importazione, esportazione e vendita di tutte le pellicce.
DATI SULLA PRODUZIONE DI PELLICCE
Vengono usate le pelli di 15-20 volpi o 60-80 visoni per una pelliccia.
Le volpi in natura vivono 3-4 anni (ma possono arrivare anche a 10 o 15) e i visoni vivono 8-10 anni, mentre negli allevamenti tutti gli animali vengono tenuti in vita 8 mesi. Ogni anno vengono fatti nascere nuovi cuccioli, e quelli che non hanno la pelliccia della qualità adatta vengono subito uccisi.
Da parte mia non posso che confermare quanto già espresso nella campagna "Solo un mostro può indossare una pelliccia", per la quale fui incaricata da AgireOra per la realizzazione dell'illustrazione, e invitare chi può a seguire la conferenza e a portare con sè quante più persone possibili.
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Non è un cagnolino, è un maiale
Se tenessimo un cucciolo di cane rinchiuso in un allevamento fin dalla nascita, senza alcuno stimolo, probabilmente non si comporterebbe diversamente da un maiale cresciuto nelle stesse condizioni, quindi apparirebbe meno vivace, intelligente e comunicativo di quanto sia in realtà.
Ecco, anche un maiale ha le stesse qualità, la stessa intelligenza e simpatia di un cane. Ma ha una carne più saporita, forse.
Lo stesso scandalo che suscita in tanti "amici degli animali" la pratica di mangiare un cane (cattivi Cinesi, cattivi!) a me lo provoca l'idea che milioni di creature dolci e sensibili come questa vengano tenute come prigioniere e uccise per le loro carni.
E una mucca, un pollo, un tacchino, non sono da meno.
VegAnto
"Chi ha assistito in campagna allo scannamento di un maiale non potrà mai più mangiare la sua carne: quegli strilli da bambino, quell'angoscia di fronte all'esecuzione imminente, quei suoi inutili tentativi di resistere, di opporsi puntando le zampe sulla terra, ci sono penetrati nella coscienza esattamente allo stesso modo che le immagini delle guerre e dei bombardamenti, delle sedie elettriche e dei campi di concentramento. Chi ama e rispetta la vita, la ama e la rispetta e la piange in ogni punto e a ogni livello, nel maiale come nell'uomo. Abbiamo tutti lo stesso fragile mondo, non lo imbrattiamo con il sangue degli innocenti e con l'indifferenza, approfittiamo di questo scandalo per promettere una volta per tutte amicizia infinita ai nostri fratelli animali. Chi tiene il coltello dalla parte del manico, abbia il coraggio di posarlo per sempre."
- Marco Lodoli
lunedì 22 febbraio 2010
Petizione contro le due torturatrici
Petitions and signatures collecting. Here you can create or sign a petition
Ma sì, la petizione va firmata.
E' che spesso questi episodi servono a catalizzare l'attenzione verso il rispetto degli animali, quindi ben vengano petizioni e collettive mozioni contro "i cattivissimi".
Solo che a me appare come una sorta di mascherata, in cui tutti fanno la parte dei buoni, per un momento. Poi i più tornano a guardare la prova del cuoco e si dispiacciono un po' per il povero Bigazzi, perchè in fondo è simpatico.
Oppure no. Per altri invece è un altro cattivissimo da condannare, perchè mangiare i gatti è brutto, orribile, come si fa?
I gatti sono animali intelligenti, amici dell'uomo, creature sensibili.
Le mucche? No. Nemmeno le galline, no, no... I maiali, poi...
VegAnto
Ma sì, la petizione va firmata.
E' che spesso questi episodi servono a catalizzare l'attenzione verso il rispetto degli animali, quindi ben vengano petizioni e collettive mozioni contro "i cattivissimi".
Solo che a me appare come una sorta di mascherata, in cui tutti fanno la parte dei buoni, per un momento. Poi i più tornano a guardare la prova del cuoco e si dispiacciono un po' per il povero Bigazzi, perchè in fondo è simpatico.
Oppure no. Per altri invece è un altro cattivissimo da condannare, perchè mangiare i gatti è brutto, orribile, come si fa?
I gatti sono animali intelligenti, amici dell'uomo, creature sensibili.
Le mucche? No. Nemmeno le galline, no, no... I maiali, poi...
VegAnto
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mercoledì 17 febbraio 2010
Perchè vegan
Un nuovo blog, per tenere le cose in ordine. Che già la mia vita è abbastanza incasinata di suo, e far confusione anche sul web non mi sembra opportuno.
Qui proverò a condividere qualche riflessione che mi accompagna sia nella vita sia nel lavoro, e che ha per oggetto l'animalismo, ma chiamarlo così è davvero riduttivo, poichè è piuttosto di antispecismo che si tratta.
Comincio con due citazioni, che hanno davvero un senso profondo, perchè nascono dall'aver provato sensazioni sulla propria pelle per poi proiettarle, con un'illuminata visione della vita, su altri.
"Altri" in senso assoluto, che non si ferma a differenze razziali, sessiste, culturali, religiose o, in questo caso particolare, speciste.
Chi ha scritto queste frasi è un Ebreo sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, si chiama Isaac Bashevis Singer, premio Nobel per la letteratura, vegetariano.
Eccole:
Più volte ho pensato che per quanto riguarda il suo comportamento verso gli animali, ogni uomo è un nazista.
Spesso le persone sostengono che gli umani hanno sempre mangiato animali, come se questo giustificasse la continuazione della pratica. Secondo questa logica, non dovremmo neppure impedire l'omicidio, perché anch'esso è sempre stato praticato dall'inizio dei tempi.
- Isaac Bashevis Singer (1904-1991)
Qui proverò a condividere qualche riflessione che mi accompagna sia nella vita sia nel lavoro, e che ha per oggetto l'animalismo, ma chiamarlo così è davvero riduttivo, poichè è piuttosto di antispecismo che si tratta.
Comincio con due citazioni, che hanno davvero un senso profondo, perchè nascono dall'aver provato sensazioni sulla propria pelle per poi proiettarle, con un'illuminata visione della vita, su altri.
"Altri" in senso assoluto, che non si ferma a differenze razziali, sessiste, culturali, religiose o, in questo caso particolare, speciste.
Chi ha scritto queste frasi è un Ebreo sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, si chiama Isaac Bashevis Singer, premio Nobel per la letteratura, vegetariano.
Eccole:
Più volte ho pensato che per quanto riguarda il suo comportamento verso gli animali, ogni uomo è un nazista.
Spesso le persone sostengono che gli umani hanno sempre mangiato animali, come se questo giustificasse la continuazione della pratica. Secondo questa logica, non dovremmo neppure impedire l'omicidio, perché anch'esso è sempre stato praticato dall'inizio dei tempi.
- Isaac Bashevis Singer (1904-1991)
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