martedì 30 marzo 2010
Sea Sheperd in azione. Video in italiano
Paul Watson è coerente con quello che dice, pensa e fa. In tutto. E per me, ogni coerenza vale più di tante chiacchiere, riconoscimenti ufficiali e notorietà.
E' stato co-fondatore di GreenPeace, da cui si è poi separato per intraprendere la sua missione, coerente, appunto, che oltre a vederlo attivamente impegnato sul mare a difesa di balene, squali, foche, ecc, lo ha portato a scegliere uno stile di vita completamente vegan, per rispettare tutte le forme di vita terrestri.
Insomma, un esempio concreto.
domenica 21 marzo 2010

venerdì 12 marzo 2010
No more bloody ivory
Questo fine settimana, 13-14 marzo 2010, il bando mondiale sancito dall'ONU sul commercio di avorio potrebbe essere abolito - una decisione che potrebbe eliminare gli elefanti dell'Africa. Ma diverse nazioni africane stanno facendo pressione per confermare il bando. Mandiamo un energico messaggio di sostegno per salvare gli elefanti, firmiamo SUBITO la petizione al link qui sotto, e diffondiamo questa mail!
Firma la Petizione:
http://www.avaaz.org/it/no_more_bloody_ivory/?cl=504534852&v=5581
Per ulteriori informazioni:
http://www.effettoterra.org/documenti/ambiente/approfondimenti/2010_anno_internazionale_della_biodiversita_elefanti_a_rischio.html
2010 Anno internazionale della biodiversità: elefanti a rischio
La Gran Bretagna esorta ad opporsi alle richieste da parte di Tanzania e Zambia di revocare la messa al bando del commercio di zanne di elefante. I due paesi africani stanno cercando di aprire una nuova breccia nella messa al bando del commercio internazionale di avorio, e gli ambientalisti temono che questo possa portare ad una nuova ondata di uccisioni di elefanti.
In Ciad sono solo più poche centinaia, mentre in Senegal e in Liberia potrebbero essercene meno di dieci; gli ultimi elefanti della Sierra Leone sono stati cancellati dai bracconieri nel novembre del 2009. In Kenya, le cui misure di protezione delle specie protette sono tra le più forti in Africa, il numero di elefanti uccisi dai bracconieri è salito da 47 nel 2007, a 98 nel 2008, a 214 nel 2009. In difesa di questa specie si sono schierati in molti tra governi, associazioni di ambientalisti ed opinione pubblica, ma due soggetti sono particolarmente importanti in questa lotta. Il loro nomi sono MIKE ed ETIS, e sono diretti discendenti della CITES. E quella che segue non è la storia di una famiglia, bensì la storia di una lotta per la vita che va avanti da decenni.
La CITES è uno dei frutti delle prime forme di sensibilizzazione in materia di animali e specie protette: nato nel 1963, è un accordo internazionale tra i governi di 175 paesi che mira a garantire che il commercio di specie animali e vegetali non ne minacci la sopravvivenza. La Convenzione può vietare, o imporre severe limitazioni, al commercio di specie rare e prodotti derivati dalla flora e dalla fauna. MIKE (Monitoring the Illegal Killing of Elephants) è lo strumento di monitoraggio fondamentale della CITES che rileva i livelli e le tendenze del bracconaggio degli elefanti e fornisce alla CITES preziose informazioni per definire la politica relativa alla salvaguardia degli elefanti. ETIS invece è un sistema di informazioni per tracciare il commercio illegale dell’avorio. In questi giorni la questione della tratta illegale degli elefanti è stata sollevata dalla proposta di Zambia e Tanzania di poter mettere all’asta le proprie scorte di avorio. Tanzania e Zambia non vogliono solo vendere le proprie scorte di avorio acquisito legalmente (da elefanti morti naturalmente ad esempio), che ammontano rispettivamente a 90 e 22 tonnellate. Vogliono anche spostare le rispettive popolazioni di elefanti dall’appendice 1 del CITES (che proibisce tutto il commercio della specie) all’appendice due (che lo permette se è monitorato). Se avvenisse, questa vendita sarebbe la terza asta di avorio “battuta” sin dalla sua messa al bando, vent’anni fa.
La richiesta di Zambia e Tanzania ha sollevato risentimento e rabbia negli altri stati Africani che hanno una popolazione di elefanti e cercano di proteggerla. Congo, Ghana, Kenya, Liberia, Mali, Ruanda e Sierra Leone, hanno proposto una contro-mozione, in cui si chiede una moratoria di vent’anni su qualsiasi commercio che non rientri tra gli accordi di CITES. I delegati dei 23 governi dell’African Elephant Coalition (AEC) sono a Bruxelles per persuadere la Commissione Europea, il Parlamento e gli stati membri dell’UE ad opporsi alla nuova asta. Nel 2007 quando CITES autorizzò l’ultima vendita, si era raggiunto l’accordo per cui non ci sarebbero state simili vendite eccezionali per almeno nove anni. Il perché di queste richieste è facilmente intuibile. La messa al bando del 1989 arrestò le stragi di elefanti degli anni ottanta. Un processo che sembrava bene avviato, ma l’ultima asta autorizzata nel 2008, ha evidenziato come anche un’intesa di questo tipo possa essere disattesa, se gli interessi vertono su questioni economiche e non sul rispetto della biodiversità. Infatti due anni fa, la vendita di 100 tonnellate di avorio possedute da Botswana, Namibia, Zimbabwe e Sudafrica - comprate da rivenditori cinesi e giapponesi, era un allarme da non sottovalutare, in merito alla continuazione di pratiche di acquisizioni illegali di avorio. Anche ai meno sospettosi poteva sorgere il dubbio di come fosse possibile avere riserve cosi alte, se non attraverso il bracconaggio di elefanti. Così facendo e permettendo aste ogni qual volta lo si desidera, senza rispettare le moratorie, si rischia di creare un mercato dove è possibile riciclare i proventi della caccia illegale di elefanti.
I rapporti suggeriscono che almeno 15 tonnellate di avorio – l’equivalente di 1.500 elefanti - siano stati confiscati in Asia nello scorso anno. “Questa è davvero l’ultima chiamata per gli elefanti in Africa”, ha dichiarato a Bruxelles Bourama Niagate, direttore dei parchi e delle riserve naturali in Mali. “Il bracconaggio è oggi così diffuso che l’elefante africano è quasi estinto in alcuni paesi". “Se non lasciamo che la popolazione di elefanti recuperi nel corso dei prossimi vent’anni fermando del tutto il commercio, non ci saranno più elefanti africani al di fuori di poche specie zoologiche nelle riserve nel sud dell’Africa.” Asia, Africa, ma anche Unione Europea, che nel 2007, in occasione dell’ultimo meeting della CITES, si è impegnata elaborando, sotto forma di raccomandazione agli stati membri, un piano d’azione per rispettare gli accordi ed i programmi internazionali della CITES. Disponendo una serie di misure che vanno dall’imposizione di sanzioni elevate per reati di natura commerciale; ad un maggiore utilizzo di strumenti di valutazione del rischio e di raccolta di informazioni al fine di rilevare il commercio illegale e il contrabbando di specie selvatiche e relativi prodotti. A marzo sarà quindi il momento di decidere, durante il meeting del CITES in Qatar. Da una parte gli stati africani per prendere una decisione in merito ad un’eventuale, ennesima nuova asta. Dall’altra l’Unione Europea per dimostrare unità e coerenza, supportando gli stati africani nella loro posizione, poiché purtroppo è già tardi.
Fonti: The Indipendent, CITES, blogeko, Unione Europea.
Franco Libero Manco
LA DIETA CHE RUBO' ALL'OMINIDE 70 ANNI DI VITA
Ovvero, le bugie tendenziose di una televisione carnofila e macellatoria
Franco Libero Manco
Nel programma "Ulisse" della televisione italiana si mostrano i nostri antenati che nella savana addentano famelicamente e con gusto il corpo sanguinolento e stomachevole di animali uccisi dai predatori (come se l'ape si fermasse deliziata sugli escrementi invece che sul polline). Mai che avessero mostrato l'ominide che mangia della frutta da un albero, anche se questa costituiva l'80% della sua dieta. Dai reperti archeologici e da studi di anatomia comparata, l'ominide alle origini e per milioni di anni vissuto nella foresta, non poteva che essere vegetariano perché sprovvisto di tutti gli attributi naturali comuni agli animali predatori, cioè mancanza di artigli, zanne, necessaria velocità a catturare la preda, succhi gastrici adatti a metabolizzare la carne, l'enzima uricase preposto alla neutralizzazione dell'acido urico, l'intestino corto, la lingua a raspa per lambire il sangue ecc.
Ritengo inverosimile che i nostri antenati, dotati di dentatura adatta a triturare frutta e semi siano stati in grado di dilaniare, senza l'uso di coltelli, le durissime carni di un qualunque animale ucciso da poco. Le scimmie pantroglodites, che hanno denti ben più affilati, mascelle e dentatura ben più potenti di quelle degli ominidi, raramente si nutrono anche di carne.
La tesi che questi filmati tendono ad evidenziare è che l'introduzione della carne nella dieta (considerata alimento altamente proteico) sia stata la causa dello sviluppo cerebrale dell'ominide e quindi della sua
evoluzione: è come dire che il lupo per evolversi dovrebbe includere nella sua dieta anche la biada. Questo assunto a mio avviso è falso e fuorviante in quanto un essere strutturato per essere vegetariano non può, per legge naturale, avere benefici mangiando sostanze incompatibili con la sua natura:
naturalmente si celano i molti aspetti negativi da tale abitudine, cioè l'accorciamento della vita che ne consegue e lo sviluppo simultaneo delle malattie, come accertato dal più illustri paleoantropologi, uno fra tutti Reay Tannahili che nella sua pregevole "Storia del cibo", afferma: "Meno della metà della popolazione sopravviveva oltre all'età di 20 anni e il 90 per cento degli adulti morivano prima dei 40. Un uomo di 40 doveva sembrare un centenario"..
Infatti l'uso della carne fu sempre limitato e anche oggi le tribù di cacciatori primitive introducono, al massimo, il 20% della carne nella loro dieta. Inoltre. L'abitudine alla vista del sangue, l'insensibilità verso la morte e il dolore della vittima forse furono le cause che portarono l'ominide alla violenza verso i loro stessi simili.
Inoltre. Perché l'ominide che introdusse nella sua dieta anche la carne viveva in media 30 anni e non 7 volte il suo periodo di sviluppo come gli altri mammiferi? Se anche il suo periodo di sviluppo fosse stato più breve del nostro attuale (di 19-20) e cioè di soli 5-16 anni, avrebbe dovuto vivere almeno 100 anni, di conseguenza la carne gli ha rubato 70 anni di vita.
Si sostiene che se l'ominide non avesse mangiato la carne avrebbe dovuto consumare grandi quantità di vegetali, come fanno i primati, per garantirsi l'apporto energetico necessario a nutrire il suo cervello e quindi avrebbe dovuto dedicare molto tempo alla ricerca di cibo sottraendolo ad attività organizzative che potevano facilitare la sua evoluzione.
A mio avviso non fu l'alimento carneo a favorire lo sviluppo del suo cervello ma le estreme necessità di sopravvivenza che spinse l'ominide ad aguzzare l'ingegno per sfuggire ai nuovi predatori della savana; il bipedismo che gli liberò le mani, l'uso del fuoco, ma soprattutto l'inserimento nella sua dieta di un maggiore quantitativo di semi e cereali e poi la conseguente scoperta dell'agricoltura mediante la quale imparano a coltivare alberi da frutto, ortaggi senza dover dedicare parte del loro tempo alla ricerca di cibo.
Se fosse vera la tesi che siano state le proteine di origine animali a favorire lo sviluppo cerebrale degli ominidi e quindi l'evoluzione della specie, perché gli scimpanzè pantroglodites che sovente mangiano carne non si sono evolute? Basterebbe somministrare carne ai gorilla, ai bonobo, agli orango per farli fare un salto evolutivo? Invece succede che da un esperimento fatto su un gruppo di scimmie quando fu inserita nella loro dieta anche la carne in breve svilupparono le stesse malattie della specie umana. La cosiddetta "mucca pazza" ne è l'esempio: è diventata tale a causa di un'alimentazione incompatibile con la sua natura di erbivoro; l'identica cosa succede per gli umani.
Se sono le proteine animali a favorire lo sviluppo del cervello gli animali carnivori dovrebbero essere tra i forti ed i più intelligenti.
Invece succede che sono i primati fruttariani e gli erbivori ad essere i più intelligenti, i più potenti e i più prolifici: l'elefante, il toro, il bisonte, l'ippopotamo, il rinoceronte ecc.. Il gorilla è tre volte più grosso dell'uomo e 10 volte più forte. Il leone dorme 20 ore al giorno a differenza degli erbivori e dei frugivori che dormono solo poche ore, e non è solo perché hanno necessità di maggiori quantitativi di cibo da ingerire.
Il leone che insegue la gazzella si ferma sfiancato dopo una breve corsa, mentre la gazzella corre per ore senza fermarsi.
Non solo. Eccessi proteici generano amiloidosi che porta alla comparsa nell'encefalo di una sostanza, che si produce a seguito ad una alterazione del metabolismo proteico, che porta all'invecchiamento precoce e quindi al morbo di Alzheimer che è appunto una malattia degenerativa dell'encefalo.
Il celebre studioso Tennis J. Selkoe a tal proposito afferma: "Quando nell'encefalo si accumulano quantità eccessive di proteina amiloide, può insorgere la malattia di Alzheimer, anche se l'amiloide è secreto dal mesenchima solo se viene sovraccaricato da un'eccessiva quantità di proteine. Infatti in regime ipoproteico la situazione migliora".
Il cibo adatto ad ogni specie è quello a cui ogni specie è istintivamente attratta. Una tigre verrà attratta dal corpo di un animale, una mucca da un cespuglio d'erba, una scimmia, come un essere umano, da un frutto. La natura ha anche previsto un margine di adattabilità alla dieta specie-specifica, per consentire la sopravvivenza in periodi di carenza; ma quando l'eccezione diventa regola quella specie degenera. In un altro esperimento condotto su alcuni carcerati in Francia nel secolo scorso fu dato loro mangiare solo della carne: gran parte di questi morirono nel giro di 40 giorni, per il semplice fatto che la carne è sostanza altamente squilibrata, cioè priva di glucidi, fibre e vitamina C. Gli animali predatori si garantiscono tali sostanze mangiando il corpo intero dell'animale, le ossa, le cartilagini, le interiora, cosa che gli ominidi non potevano fare se non in minima parte. Inoltre è utile ricordare che la carne cotta, oltre ad essere priva di enzimi, di vitamine, scatenante leucocitosi e putrefazione intestinale, essendo povera di sostanze nutritive spinge l'organismo ad ingerire maggiori quantità di cibo. Se il cibo crudo non fosse stato completo di nutrienti nessuna specie sarebbe sopravvissuta.
Sono utili da ricordare anche le dichiarazioni del Dr. Richard Lehne,
anatomista: "L'anatomia comparata prova che la dentatura umana è totalmente frugivora e ciò è confermato dalla paleozoologia con documenti vecchi milioni di anni". Carolus Linnaeus (1707-1778), celebre botanico: "La frutta è il cibo più adatto alla bocca, allo stomaco, alle stesse mani dell'uomo, disegnate appositamente per raccogliere e mangiare frutta. E anche se il genere umano ad un certo punto della sua storia acquisì abitudini onnivore, millenni di onnivorismo non hanno cambiato di una virgola anatomia e la fisiologia del suo corpo". E Girolamo Savonarola, celebre frate domenicano vegetariano, ci lascia un test per la valutazione della vera fame. "I veri onnivori e i veri carnivori, quando sono affamati, sono attratti istintivamente da animali e carogne che interpretano come cibo immediato.
Questo non accade mai all'uomo. Il ribrezzo che ogni uomo normale e sano prova alla vista del sangue e di un cadavere è la prova della sua natura non carnivora".
Affermare che la carne sia stata la causa dello sviluppo cerebrale dell'ominide è assurdo quanto improbabile: sarebbe come affermare che la natura abbia programmato per lo sviluppo di una specie un'alimentazione diversa da quella compatibile con la sua struttura chimico-anatomica. Se l'ominide ha sviluppato la sua massa cerebrale non può essere in alcun modo attribuito all'introduzione della carne nella sua dieta ma dei semi e dei cereali che ha dovuto integrare in modo più massiccio, ma sempre limitato, e consumati allo stato crudo.