sabato 19 marzo 2016

lunedì 1 luglio 2013

Raphael Fellmer

Come già la meravigliosa Heidemarie Schwermer con la sua vita ispiratrice, questo ragazzo sta facendo qualcosa che sembra magico, nel nostro tempo, ma che invece è solo "semplice", e per questo difficile da attuare in una società complicata.




Guardate questo video:

   

Si possono attivare i sottotitoli in italiano





martedì 4 giugno 2013

Luiz Antonio e il polpo

I bambini pensano in modo lineare e scoprono meglio di molti adulti le assurdità delle nostre abitudini:

http://youtu.be/NX4O6smZrLE

sabato 26 gennaio 2013

Mangeresti il tuo cane o gatto?

Ecco lo spot di AgireOra, che invita a riflettere sulla nostra incoerenza nel fare distinzioni tra animali a cui voler bene e animali da mangiare:


Per condividere o scaricare il video: TV Animalista

domenica 15 aprile 2012

Equilibrio delicato


Per condividere o scaricare il video: TV Animalista

venerdì 13 aprile 2012

Candid camera: una via soft all'autoconsapevolezza

 Ho scelto di non pubblicare più su questo blog video o immagini cruente di macelli ecc, non perchè non voglia, o perchè non li ritenga veritieri e utili a prendere consapevolezza della realtà, ma perchè ho visto che allontanano invece che indurre riflessioni utili, vengono rifiutati e ignorati in partenza. E quindi per la più parte sono inutili perchè troppo forti.

Ma questa candid camera, totalmente priva di scene cruente, forse può servire, con un sorriso, a suscitare una presa di coscienza.

In questo video appare evidente quanto abitualmente si rimuova dal normale pensare al cibo in merito alla sua provenienza. Esso è quasi sempre inteso come "sostanza in sè". La cotoletta, il prosciutto, la salsiccia, hanno nomi propri che li allontanano dalla loro origine. Pochi decidono di porsi onestamente e consapevolmente questa domanda: da dove viene il cibo che io mangio?
E sebbene razionalmente ognuno conosca la risposta, è solo di fronte ad una evidenza grossolana come quella di questo video che si reagisce.


domenica 8 aprile 2012

I vegan non sono cattivi

Alcuni vegan sembrano delle persone estremiste e rigide. E qualche volta è vero. 
Però, se vai a scoprire chi c'è dietro una bandiera animalista, scopri spesso un essere umano pieno di incertezze, di dubbi e di sensi di colpa, perché è proprio grazie a questi che ha fatto una scelta così radicale agli occhi degli altri. 
E scopri che di ogni sua piccola infrazione, errore o mancanza si dispiace e si sente nuovamente colpevole. L'intransigenza di chi propone agli altri una scelta radicale è prima di tutto rivolta verso se stesso, anzi, verso se stesso è semmai ancora più duro e inflessibile: non si perdona.  
Quasi ogni vegan ha un piccolo dramma personale, una storia di fallimenti e di rimpianti a cui non può  ovviare, e la sensazione di aver trascorso comunque troppo tempo nell'ignoranza, e di continuare a farlo, in modo sempre più sottile, impercettibile agli altri, perchè la quantità di errori possibili è immensa e quanto più si procede nel proprio cammino tanto più gli occhi si aprono e si approfondiscono le consapevolezze, cresce la sensibilità, si amplifica la percezione delle incoerenze. E di incoerenze ognuno è pieno, per la naturale fallibilità dell'essere umano.
Ma ciò che è davvero bello scoprire, dietro all'aggressività battagliera di chi non ammette altre strade, è che la stessa strada che lui stesso sta seguendo cambia continuamente e il sentiero si restringe e si complica progressivamente, tanto da costringerlo periodicamente a nuove scelte, via via più radicali. Sembra tremendo, e invece in quelle strade strette, sempre più impervie e difficili, cresce il senso di pace interiore e di appagamento spirituale, perché è in fondo al percorso che possiamo comprendere meglio quanto fosse giusto seguire proprio quella strada, proprio noi. E quando si è più avanti nel cammino si inizia a perdonare di più, a comprendere con una prospettiva più ampia quanta presunzione ci muovesse all'inizio del viaggio, come se la nostra scelta ci staccasse di infinite lunghezze da chi restava fermo. In realtà eravamo soltanto ad un passo più in là.  
Il vero traguardo è anche ciò che ci porta a riconoscere nei nostri errori la molla che ci ha spinti a non commetterne più, e quindi ad accettarli come necessari per la nostra crescita.
Un vegan intransigente è naturalmente un vegan convintissimo, che però non ha ancora affrontato un percorso abbastanza completo da saper riconoscere i suoi stessi errori in quelli  degli altri e quindi cessare di giudicarli.
Ma non è cattivo.



venerdì 23 marzo 2012

Buona Pasqua

domenica 22 gennaio 2012

Noi, terrestri dell'ultim'ora

"Terrestre" non è mica solo l'essere umano.
Terrestre è anche un batterio, un fungo. Se ci venisse a visitare un organismo di piccolissime dimensioni, chiamerebbe "terrestri" tutti i microscopici abitanti di questo pianeta, e magari potrebbe anche andarci d'accordo. (Con gli esseri umani... mmmh....non so).
Se arrivassero degli extraterrestri miceti, o batteri o virus, noi per loro tutt'al più saremmo forse un buon terreno coltivabile. Oppure ci schiferebbero persino. Sì, credo di sì, ci schiferebbero di sicuro.
Noi riconosciamo valore solamente a ciò che ci somiglia, e attribuiamo all'essere umano la proprietà del pianeta. Mentre siamo ospiti della Terra solo da pochissimo, un nulla, rispetto ad altre creature. Ma quanta presunzione.

venerdì 23 dicembre 2011

Buon Natale

Buon Natale.
Vorrei che davvero il Natale significasse qualcosa di "buono" e che ci ispirasse un po'  più profondamente. Vorrei che le troppe luci accese in giro per le strade (dicono che noi Italiani abbiamo buon gusto, ma in questo periodo dell'anno assomigliamo sempre più a Las Vegas) non ci abbagliassero così tanto da non riuscire più a vedere quella scintilla di buoni sentimenti che dovrebbe ispirarci la festa del solstizio.
Anticamente serviva a ricordarci che il sole non scompare, e a confortarci in attesa della nuova e bella stagione, a mantenere accese quelle luci che la stagione più buia faceva vacillare.
Queste luci che si vedono nelle vetrine dei negozi, dove c'è chi crede e spera di trovarvi un barlume di gioia, hanno in comune una nota sinistra, che ci trattiene appesi per qualche tempo all'illusione che tutto vada bene, in fondo. Ci accorgiamo di come ogni anno aumenti la quantità di addobbi luminosi mentre in noi diminuiscono le certezze dei valori veri e profondi? Tutto vertiginosamente luminoso e festoso, per farci dimenticare che la stagione è buia, e per far tacere i nostri dubbi, non per confortarli.
Non è questo il vero spirito del Natale. E non parlo solo dell'ovvio esercizio dell'imbonimento da parte dei commercianti. E' il loro mestiere, campano di quello. Parlo della collettiva corsa alla spensieratezza, che in questi giorni dell'anno supera se stessa, e al bisogno di coprire con schermi luminosi e sempre più ingombranti quel vuoto che ci stiamo lasciando crescere nell'anima.
Vuoto di ideali e grandi propositi, vuoto di illusioni, direi, ma anche vuoto di identità spirituali.
Troppe, troppe luci accese a Natale.

Per me che abito un po' isolata, tra i boschi, ogni volta che scendo giù dal monte è una specie di stress, una sollecitazione che eviterei volentieri, ma alla quale è quasi impossibile sottrarsi, se si hanno figli, amici e parenti che non hanno la vocazione all'eremitaggio.
E poi tutti questi acquisti, spesso fatti al volo e senza possibilità di pensare e di scegliere, perchè sono troppi, perchè è Natale e bisogna fare regali, fare quelli che gli altri si aspettano. E bisogna fare attenzione a non urtare quella già fragile crisalide dentro la quale sognano i nostri cari. A Natale è più difficile toccare certi argomenti. Con tutte quelle luci, le feste sono a prova di pensieri appena un po' cupi, che vengono annullati istantaneamente, dalla comune e collettiva messa in scena di questo così bello spettacolo.

In questi giorni un vegan riesce casomai a far alzare qualche sopracciglio, non convince nessuno, con tutto questo allestimento che fa apparire ogni cosa bellissima e desiderabile, giusta e dovuta, alla quale ognuno ha diritto. Come combattere battaglie etiche in questo campo minato di luci sfolgoranti? Quello che la natura aveva reso un momento di silenzio e di luci attenuate, di scarsezza di cibo e di conseguenti rinunce, che dovrebbe indurre alla riflessione e al silenzio interiore, dal quale uscire rinnovati e predisposti ad accogliere il ritorno della primavera, è diventato un momento di baldoria sfrenata e di attività forzata. E', proprio al contrario, un periodo di consumo raddoppiato e sregolato, che cristallizza il momento presente in un fuoco d'artificio di feste, abbuffate e suoni, uscire dal quale significa immediatamente rimpiangerlo, perchè ci si affaccia sul (breve) vuoto che ci separa da quell'altra farsa, grottesca e ridanciana, che è il carnevale.
(Del carnevale, in febbraio forse parlerò, dato che il suo vero significato sarebbe: "carnem levare", cioè "togliere la carne".)
Di festa in festa, di spreco in spreco, raggiungiamo le ferie d'agosto, che adesso sono "paurosamente" lontane: bisogna senz'altro festeggiare, festeggiare tanto, per superare l'apnea del vuoto.

Torno a casa e mi sembra di aver visto un film psichedelico. Per fortuna da qui vedo le stelle: quanta classe.

BUON Natale, e spengiamo qualche luce.


VegAnto